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Dopo l’eruzione del 2014 il Sinabung ha ripreso la sua attività, sputando in cielo una colonna di fumo, cenere e detriti alta oltre tre chilometri.
Il vulcano Sinabung, che sorge nell’isola di Sumatra, in Indonesia, è eruttato nella notte tra sabato e domenica, generando colonne di fumo e cenere alte oltre tre chilometri.
Le vittime accertate sono al momento sette, mentre tre persone sono ricoverate in condizioni critiche. Le vittime, agricoltori del villaggio Gamber che vivevano alle pendici del vulcano e che al momento dell’eruzione stavano lavorando in un’area proibita per ragioni di sicurezza, sono state uccise dalla nube di gas bollenti e detriti fuoriuscita dal Sinabung. Si teme inoltre che altre persone siano rimaste intrappolate sotto il denso strato di cenere, che ha ammantato ogni cosa nel raggio di 4,5 chilometri dal vulcano.
Non è la prima volta che il Sinabung, uno dei numerosi vulcani attivi dell’Indonesia che si trova sul cosiddetto “Anello di fuoco” del Pacifico, si risveglia, seminando morte e distruzione. Dopo aver riposato per circa quattrocento anni il vulcano, alto 2.400 metri, ha ripreso la sua attività. Le eruzioni del 2010 e del 2013 provocarono migliaia di sfollati, mentre nel 2014 persero la vita sedici persone. Secondo le autorità un’altra eruzione “potrebbe avvenire in qualsiasi momento”.
L’Indonesia è il paese con il più elevato numero di vulcani attivi al mondo e ne ospita oltre 150, per questo l’area è anche conosciuta come l’“Anello di fuoco”. Le cause sono da ricercarsi nella sua collocazione geografica, il Paese si adagia infatti sui bordi di due faglie tettoniche, quella pacifica e indiana. Il movimento tettonico delle placche provoca le eruzioni vulcaniche e i terremoti, seguiti poi dai maremoti, come quello che nel 2004 uccise oltre 230mila persone in 14 paesi affacciati sull’Oceano Indiano.
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