
In un nuovo decreto previsti limiti più stringenti per queste molecole chimiche eterne, ma ancora superiori a quelle indicate dalle agenzie ambientali.
Lo status di “minacciato” è stato esteso a 15 nuove specie tra cui il tonno rosso del Pacifico, il pesce palla cinese e un camaleonte della Tanzania.
Cos’hanno in comune un tonno, un camaleonte, un’anguilla e una farfalla? Il fatto di essere stati inclusi nella Lista rossa delle specie più minacciate del mondo stilata dall’Unione per la conservazione della natura (Iucn). La lista, che già contava oltre 22mila specie a rischio estinzione, si arricchisce dunque di 15 nuovi candidati all’oblio.
La causa principale è la perdita di habitat causata dall’incessante e ingorda attività antropica: pesca, deforestazione, estrazioni minerarie e agricoltura intensiva stanno portando al collasso interi ecosistemi, senza considerare il cambiamento climatico. Tra le nuove specie classificate come vulnerabili nella Lista rossa c’è il tonno rosso del Pacifico (Thunnus orientalis), a causa della sua carne pregiata (un esemplare può valere fino a 100mila dollari) questo pesce viene pescato in maniera insostenibile e senza regolamentazione. Secondo gli esperti occorrono regole volte a evitare la cattura degli esemplari più giovani.
Per lo stesso motivo sta scomparendo il pesce palla cinese (Takifugu chinensis), considerato una prelibatezza nella cucina asiatica, negli ultimi 40 anni questa bizzarra creatura ha subito un declino del 99,99 per cento. Potrebbe essere troppo tardi invece per salvare la più grande forbicina del mondo (Labidura herculeana), l’insetto endemico dell’isola di Sant’Elena, nell’Oceano Atlantico meridionale, e lungo fino a 80 mm, contro i 15 dell’omologo europeo, è stato dichiarato estinto. Stesso destino è toccato ad una piccola lumaca (Plectostoma sciaphilum) presente su una sola collina calcarea della Malesia, distrutta dalle cave.
“Ogni aggiornamento della Lista Rossa Iucn ci fa comprendere che il nostro pianeta sta costantemente perdendo la sua incredibile biodiversità – ha dichiarato Julia Marton-Lefèvre, direttore generale della Iucn – principalmente a causa delle nostre azioni distruttive per soddisfare il nostro appetito crescente di risorse”. Un efficace strumento per invertire questa spaventosa tendenza sono le aree protette. “Gli esperti avvertono che le specie minacciate scarsamente presenti nelle aree protette sono in calo due volte più velocemente rispetto quelle che sono ben rappresentate”.
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