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Rémi Fraisse, come muore un attivista ambientale in Europa
Rémi Fraisse, la storia dell’attivista ambientale morto in Francia mentre protestava contro la costruzione di una diga che potrebbe risvegliare l’animo comunitario europeo.
Ne hanno parlato in pochi fuori dalla Francia, ma ciò che è accaduto nella notte tra il 25 e il 26 ottobre potrebbe avere ripercussioni in altri stati europei nel prossimo futuro.
Rémi Fraisse, un attivista ambientale di 21 anni, è stato ucciso all’1 e 50 minuti del mattino del 26 ottobre per l’esplosione di una granata “offensiva” sparata dalla polizia durante le proteste contro la costruzione della diga nella foresta di Sivens, a Lisle-sur-Tarn, nella Francia meridionale. La granata di lacrimogeni è stata lanciata da un gendarme di 32 anni, ora sotto inchiesta. In seguito all’episodio, il ministero dell’Interno francese ha vietato il 13 novembre l’utilizzo di questo tipo di armi nelle operazioni di mantenimento dell’ordine.
La diga dovrebbe sbarrare il corso del fiume Tescou, un affluente del Tarn, e sommergere dodici ettari di zona umida che ospitano quasi un centinaio di specie protette. Così gli ambientalisti reputano insufficiente il tentativo di compensare questa perdita nelle modalità previste dal progetto: con la riforestazione di una zona di 19,5 ettari.
Dal 26 ottobre, in tutta la Francia, ci sono state manifestazioni per esprimere solidarietà alla famiglia del ragazzo ucciso. Per chiedere che venga fatta giustizia, contro la violenza usata dalla polizia durante le proteste. Da Nantes a Tolosa fino ad arrivare a Parigi dove, dal 6 novembre, centinaia di studenti hanno più volte bloccato le lezioni in decine di licei e istituti scolastici. La costruzione della diga, nel frattempo, è stata messa in discussione dalla ministro dell’Ambiente Ségolène Royal che ha convocato tutte le parti interessate per trovare una soluzione condivisa di lungo periodo.
La situazione vissuta dagli ambientalisti francesi sembra molto simile a quella che da anni vivono in Italia le persone contrarie alla realizzazione del tratto di ferrovia per il passaggio dei treni ad alta velocità (Tav) che dovrebbe collegare Torino, in Piemonte, a Lione, in Francia. Per questo la morte di Fraisse, anche se raccontata poco e male, al di fuori dei confini francesi, potrebbe presto far riaffiorare lo spirito europeo, in questi mesi sopito. Uno spirito che viene dal basso e che potrebbe dar vita a un nuovo senso di comunità fondato sulla protezione dell’ambiente.
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