
La mancanza di dati ufficiali è un problema per il controllo del mercato legale di animali, soprattutto per le catture di quelli selvatici.
Dopo decenni di uccisioni lo stato africano, per motivi scientifici, ha vietato la caccia al leopardo per tutto il 2016.
Forse Cecil il leone non è morto invano. A distanza di circa otto mesi dalla morte del leone più famoso del parco nazionale di Hwange, in Zimbabwe, ucciso dal dentista americano Walter Palmer, il Sudafrica ha deciso di vietare la caccia al leopardo (Panthera pardus) per tutto il 2016, grazie anche alla grande sollevazione popolare seguita all’uccisione di Cecil.
“Le autorità provinciali della protezione della flora e della fauna sono state informate che la caccia ai leopardi non sarà autorizzata nel 2016″, ha dichiarato il Ministro sudafricano dell’ambiente. I leopardo fa parte dei cosiddetti “Big five”, i cinque grandi animali della savana che comprendono inoltre elefante, leone, rinoceronte e bufalo. L’espressione nasce nell’ambito dei safari e si riferisce ai cinque trofei più ambiti dai cacciatori.
Quest’anno però, per la prima volta dopo decenni di caccia indiscriminata, i ricchi cacciatori occidentali non potranno uccidere nessun leopardo, l’Istituto per la biodiversità del Sudafrica (South African National Biodiversity Institute) ha infatti chiesto di interrompere la caccia a questa specie perché non è chiara l’entità della popolazione di leopardi presenti in natura.
“C’è un dubbio sul conteggio – ha spiegato John Donaldson, direttore dell’istituto – non si tratta di un bando permanente ma abbiamo bisogno di effettuare controlli più approfonditi prima di decidere le quote da destinare ai safari”. Nonostante le grandi dimensioni il leopardo è un animale elusivo e misterioso, prevalentemente notturno, è pertanto difficile monitorarne la popolazione.
La caccia grossa è un’attività molto remunerativa in Sudafrica, che genera un giro di affari di circa 410 milioni di dollari l’anno, la decisione di sospendere la caccia al leopardo è stata accolta negativamente dall’Associazione sudafricana dei cacciatori professionali. Il paese africano rilascia ogni anno fino a 150 licenze per la caccia al leopardo, l’animale uno volta ucciso viene poi fatto a pezzi o scuoiato, per ottenere trofei destinati all’esportazione.
Quest’anno però nessun leopardo dovrà preoccuparsi di qualche ricco americano o europeo che ha deciso di sorvolare l’oceano e spendere circa 20mila dollari solo per togliere la vita, in uno scontro impari, ad uno degli animali più belli che la natura abbia forgiato.
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