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La strategia climatica svizzera è insufficiente. Lo sostengono le Anziane per il clima, con una lunga battaglia legale arrivata fino alla Cedu.
La Svizzera ha messo a punto un piano di riduzione delle emissioni di gas serra che sia davvero in grado di tutelare i diritti umani della sua popolazione? Questo è il tema di cui ha discusso il 29 marzo 2023 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), presso la Grande camera di Strasburgo. Un’audizione che, indipendentemente da quale sarà la decisione finale della Cedu, ha già un valore storico. Ed è merito dell’instancabile attivismo delle Anziane per il clima, assistite dall’organizzazione ambientalista Greenpeace.
“L’aumento delle temperature ha già conseguenze negative per la nostra salute fisica e mentale. A causa delle temperature estreme, noi donne anziane siamo esposte a un rischio di malattie e di mortalità nettamente superiore rispetto a quello della popolazione complessiva”. Sono le parole delle Anziane per il clima, un’associazione che conta più di 2mila donne di età superiore ai 64 anni.
La forma associativa, spiegano, evita che la procedura legale sia legata a una singola persona. Le attiviste ci tengono a chiarire che i cambiamenti climatici hanno conseguenze negative anche sulla salute di uomini e bambini. Secondo la giurisprudenza, però, possono intentare causa soltanto i gruppi particolarmente colpiti; e le evidenze scientifiche sui rischi per le donne anziane sono ormai numerose e solide. Se hanno scelto di incentrare la causa su questa categoria, dunque, è solo per avere maggiori possibilità di successo. Greenpeace Svizzera le assiste nell’azione legale e copre le spese.
Era il 2016 quando le Anziane per il clima hanno iniziato la loro lunga battaglia legale contro lo stato della Svizzera, accusandolo di non fare abbastanza per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Si sono rivolte prima al Consiglio federale e agli uffici competenti, poi al Tribunale amministrativo federale di San Gallo, quindi al Tribunale federale. Le loro istanze sono sempre state respinte.
Così hanno deciso di puntare alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, un organismo che si esprime nei casi in cui si si contesta una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Non va confuso con un istituto dell’Unione europea perché fa capo invece al Consiglio d’Europa, di cui fanno parte 46 stati. La Svizzera, nello specifico, si è unita al Consiglio d’Europa nel 1963 e ha ratificato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo nel 1974.
La Svizzera ha ratificato l’Accordo di Parigi. Ciò significa che si è formalmente impegnata a contenere l’aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, facendo tutto il possibile per non superare gli 1,5 gradi. Sempre nell’ambito dell’Accordo, ha presentato le proprie promesse di riduzione delle emissioni (ndc, nationally determined contributions).
Le Anziane per il clima, sulla base di una dettagliata documentazione, sostengono che tutto ciò sia largamente insufficiente. Nello specifico, la Svizzera si è impegnata a ridurre le emissioni del 34 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Un obiettivo che impallidisce di fronte al 55 per cento dell’Unione europea, o al 65 per cento della Germania. Se tutti gli stati si comportassero come la Svizzera, il pianeta andrebbe intorno a un riscaldamento globale di 3 gradi centigradi. Praticamente, una catastrofe climatica.
La Cedu ha deciso di deferire la causa alla Grande camera, attribuendole così la “massima considerazione possibile”. La giornata del 29 marzo è stata la prima in assoluto in cui due casi climatici sono arrivati in questa sede. Oltre a quello delle Anziane per il clima contro la Svizzera, c’è stata anche un’audizione sul ricorso presentato da un ex-sindaco di Grande-Synthe contro la Francia. Ci sarà anche un’udienza per un terzo caso in cui sono accusati 32 paesi, ma la data non è stata ancora stabilita.
Dopo l’udienza, la Cedu discuterà del caso in privato e annuncerà successivamente le sue decisioni in merito. Non è ancora possibile, dunque, ipotizzare le conseguenze: tutto dipenderà dalla sentenza e dalle sue motivazioni. Un eventuale accoglimento rappresenterebbe un precedente per tutti i 46 stati del Consiglio d’Europa.
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