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Secondo uno studio di BloombergNef, tra 2025 e 2027 le auto elettriche saranno più convenienti per effetto del crollo del prezzo delle batterie.
Si è sempre sostenuto che uno dei maggiori limiti alla diffusione delle auto elettriche sia legato al prezzo di vendita. È vero, come sostiene Sergio Savaresi del Politecnico di Milano, che già oggi il punto di pareggio tra entrate e uscite totali si ottiene entro i primi sette anni dall’acquisto; ma è innegabile che l’esborso economico immediato costituisca un freno per larghe fasce di possibili acquirenti. Ora, però, una ricerca di BloombergNef commissionata dalla federazione europea Transport & Environment delinea uno scenario futuro decisamente diverso.
Che siano city car, maxi suv o veicoli commerciali leggeri, al massimo entro il 2027 i veicoli elettrici avranno un prezzo inferiore rispetto a quelli con motore a combustibili fossili, anche in assenza di tassazioni agevolate o di eventuali incentivi economici all’acquisto. Nello specifico, il primo segmento nel quale avverrà il sorpasso sarà quello dei veicoli commerciali leggeri, già nel 2025.
Seguiranno, l’anno successivo, le berline elettriche (segmenti C e D) e i suv di tutte le dimensioni. Le ultime a raggiungere la parità, fra sei anni, saranno le auto più piccole (segmento B). La chiave di volta sarà il crollo del prezzo delle nuove batterie, che dovrebbe calare del 58 per cento entro il 2030 rispetto a dieci anni prima. Di conseguenza i veicoli per i quali il costo delle batterie incide di più, come appunto i furgoni leggeri, diventeranno economicamente più vantaggiosi in un tempo minore. Gli analisti di BloombergNef avvertono però che la diminuzione dei costi di produzione – e il conseguente aumento di consenso dei consumatori – sono strettamente connessi con la crescita dei volumi di produzione e vendite di mezzi a basso impatto ambientale.
Secondo quanto emerge dallo studio, in assenza di obiettivi più rigorosi per incentivare la transizione, le auto elettriche a batteria raggiungeranno una quota di mercato dell’85 per cento e i furgoni dell’83 per cento entro il 2035; i veicoli inquinanti continuerebbero a essere venduti più a lungo del necessario e ciò non consentirebbe all’Ue di centrare l’obiettivo di decarbonizzazione che si è posta per il 2050. Per questo motivo Transport & Environment sottolinea l’importanza di prevedere degli obiettivi vincolanti intermedi al 2027, oltre a quelli già previsti nel 2025 e nel 2030, per poi raggiungere il target finale che preveda lo stop alla vendita di nuovi veicoli a combustione interna nel 2035.
“La ricerca – spiega Veronica Aneris, direttrice per l’Italia di Transport & Environment – dimostra come i veicoli elettrici rappresenteranno presto una realtà alla portata delle tasche di tutti i nuovi acquirenti. Il Governo italiano deve favorire questa transizione storica, da un lato sostenendo in Europa obiettivi di riduzione di CO2 più stringenti per i costruttori e introducendo il 2035 come data di fine vendita dei motori a combustione interna, dall’altro accelerando la diffusione dei veicoli elettrici nella flotta italiana”. Calendario alla mano, quella di giugno potrebbe rappresentare una scadenza importante: la Commissione europea potrebbe stabilire una data entro la quale non sarà più possibile vendere auto a combustibili fossili. Per convincere l’esecutivo comunitario a muoversi in questa direzione, nei giorni scorsi 27 importanti realtà europee hanno sottoscritto un appello che chiede di fissare al 2035 lo stop alla commercializzazione di nuovi veicoli diesel, benzina e ibridi.
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