
Sana e sostenibile per tutti, la dieta mediterranea diventa “planeterranea”
L’Università Federico II di Napoli lancia un progetto di ricerca globale per adattare la dieta mediterranea ai cibi delle diverse aree del mondo.
Carlotta Garancini
Contributor
L’Università Federico II di Napoli lancia un progetto di ricerca globale per adattare la dieta mediterranea ai cibi delle diverse aree del mondo.
La sua elezione a presidente di Slow Food rappresenta il riconoscimento di un lavoro lungo anni, nel solco della sostenibilità e simbolo della volontà di dare forma al futuro dell’agricoltura rigenerativa.
Dall’amaranto ai fagioli dall’occhio fino al Kernza, lo studio sulle piante resistenti al riscaldamento globale conduce alla riscoperta di cereali e legumi antichi.
Per la produzione di olio spagnola e italiana si stima un calo dal 20 al 30 per cento. Anche i cereali sono a rischio e si attende il grano dall’Ucraina.
L’operazione dell’Europol ha svelato un commercio in aumento di pesticidi illegali, sostanze pericolose perché non se ne conosce la composizione chimica.
Considerati i rischi per la salute derivanti dall’esposizione a nitriti e nitrati, l’Agenzia per la sicurezza alimentare francese suggerisce come ridurne l’assunzione, a partire dai salumi.
Greenpeace Africa chiede una modifica della normativa sui semi in Kenya che favorirebbe le multinazionali a discapito dei piccoli agricoltori.
Una summer school nell’area marina protetta delle Isole Egadi per insegnare ai giovani l’importanza della salvaguardia del mare.
In Sicilia alcuni agricoltori sfruttano le caratteristiche del terreno per coltivare il pomodoro siccagno, ovvero senza irrigazione.
Uno studio condotto nei Paesi Bassi ha dimostrato per la prima volta la contaminazione da microplastiche nella carne bovina e suina, ma anche nel latte delle mucche.