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Anche in barca a vela, mezzo ecologico per eccellenza, occorre saper gestire il carburante. Qualche spunto per armatori sostenibili.
Avventurieri, esploratori, appassionati e vacanzieri: la libertà che offre la barca a vela e il rapporto stretto che permette di creare con gli elementi naturali conquista da sempre gli animi di uomini e donne. Con i sensi esaltati dal sale sulla pelle, esposti alla potenza del mare e dei venti, ci si misura con la natura non per dominarla, ma per farsi aiutare da lei ad andare avanti, capendo quando è il momento di fermarsi e trovare un riparo sicuro. In mezzo al mare, la sensazione di libertà è totale. Navigare spinti dal vento, e sentire la forza propulsiva della natura sullo scafo che sposta l’acqua sotto di sé, offre anche una grande soddisfazione: quella di spostarsi senza consumo di combustibile.
Purtroppo, questi momenti non rappresentano necessariamente la normalità o la regola: anche la barca a vela, infatti, conta su propulsione a motore e generatori a gasolio. La sua costruzione, che fa affidamento su materiali compositi, è altamente impattante dal punto di vista ambientale. Per non parlare della manutenzione e delle riparazioni, altri grattacapi con cui deve confrontarsi l’armatore. Ma le soluzioni ci sono, ed è possibile gestire in modo intelligente anche il carburante e gli idrocarburi presenti in barca a vela.
Anche i più radicali velisti quindi, volenti o nolenti, devono ricorrere al gasolio. Serve infatti per alimentare sia il motore, da utilizzare per le manovre e per eventuali situazioni di rischio (e ovviamente di bonaccia), sia il generatore per ricaricare le batterie che alimentano tutti i servizi a bordo. In entrambi i casi, esistono delle alternative. Un motore elettrico per la propulsione dell’imbarcazione, ad esempio, è un supporto valido soprattutto per chi lo usa in porto.
Proprio come si fa in molte altre situazioni, inoltre, è possibile ricaricare le batterie utilizzando energie rinnovabili anziché un generatore a gasolio, riducendo così l’impiego di carburante. Le batterie sono fondamentali per alimentare moltissimi strumenti in barca, a partire da quelli di navigazione fino al frigorifero, alla luce e all’acqua calda; e, in base a quanto è accessoriata l’imbarcazione, la lista potrebbe allungarsi. Parliamo di fonti rinnovabili che in barca sono più che abbondanti: sole, vento e forza idraulica.
La superficie velica offre una buona esposizione per il posizionamento di pannelli solari, così come alcune parti dello scafo, a seconda dalla sua configurazione. Una piccola pala eolica garantisce una fonte di elettricità giorno e notte, grazie non solo al vento, ma anche allo spostamento della barca stessa che genera vento apparente. Ci sono anche soluzioni per produrre elettricità grazie alla potenza dell’acqua: piccole eliche subacquee che lavorano come mulini. Poi, una delle soluzioni più semplici di sempre: doccia calda garantita, grazie all’accumulo dell’acqua in un serbatoio nero che si scalda al sole. Tutte queste soluzioni, da implementare in fase di progettazione o allestimento della barca a vela, dimostrano che ridurre l’uso di carburante è possibile.
Chi invece si affida alle dotazioni tradizionali, e ha nel serbatoio litri di carburante, dovrà imparare a minimizzare l’inquinamento delle acque e l’impatto sull’ambiente marino. Ciò significa anche ridurre il rischio di una perdita in mare e intervenire qualora questa si verificasse. Gli accorgimenti possono essere semplici, ad esempio prestare molta cura nel momento del rifornimento, tamponare la bocca del serbatoio con stracci assorbenti, evitare di lavorare in acque mosse. Il sistema dei vasi comunicanti, che permette di sospingere il carburante attraverso un tubo per travasarlo da una tanica senza versarlo e rischiare di rovesciarlo, o il beccuccio lungo e flessibile, che si inserisce nel serbatoio della barca, sono alleati preziosi e normalmente più efficienti dell’imbuto.
Se si dovesse comunque verificare una perdita di carburante in mare, in caso di danni gravi bisognerebbe innanzitutto attivare la Guardia costiera. Ma l’innovazione tecnologica arriva anche qui. Startup come T1 solutions hanno sviluppato spugne assorbenti idrofobe e oleofile, riutilizzabili fino a 200 volte, per prevenire e assorbire eventuali sversamenti accidentali di idrocarburi, disponibili in varie tipologie. Dotarsi di questi materiali a bordo permette all’armatore responsabile di prevenire sversamenti accidentali e reagire rapidamente in caso questi si verificassero durante le manovre operazionali.
Pur adottando tutte le precauzioni possibili, avarie o danni al motore possono accadere. Un altro prodotto che l’armatore dovrà gestire in modo particolarmente accorto è l’olio motore. Ipotizzando che si riesca a ripulire la barca senza che l’olio finisca in mare, gli stracci utilizzati saranno sporchi e con un odore molto persistente. Occorrerà quindi stiparli bene, per poi smaltirli in porto in modo responsabile. Lo stesso principio è da applicare ai liquidi contaminati: chiuderli in contenitori stagni per poi conferirli in porto. Anche a inizio o fine stagione, quando è il momento delle grandi pulizie della sentina o del serbatoio, il problema è sempre lo stesso. L’ideale quindi è farlo a terra, in modo che sia il cantiere a smaltire in sicurezza quel mix di acqua, detergenti e idrocarburi.
Come in ogni ambito, un punto di partenza importante è l’interesse nel trovare soluzioni adeguate e sostenibili. Porti, attori del mondo nautico e anche organizzazioni private sono sempre più attivi per sensibilizzare la community sul rispetto e la difesa del mare. In questo ambito si inquadra anche un progetto lanciato da Q8 per accrescere la consapevolezza. Q8 Sailing for Change è un’iniziativa che coinvolgerà diversi porti italiani (l’obiettivo è di arrivare a 40 entro il 2025), per dare informazioni utili a porti e diportisti e distribuire kit per prevenire e raccogliere eventuali sversamenti accidentali di idrocarburi.
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