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I borghi italiani stanno scomparendo. Ruralis li rilancia con il turismo rurale, valorizzando le case vacanza e rafforzando la comunità e l’economia locale.
I borghi italiani custodiscono secoli di storia, con radici che affondano nell’epoca etrusca, romana e medievale. Conservano architetture intatte, tradizioni artigiane antiche e un ritmo di vita scandito dalla natura. Tuttavia, molti rischiano di trasformarsi in scenari silenziosi, svuotati dallo spopolamento e dall’abbandono. Secondo Legambiente, in Italia ci sono più di 5mila piccoli comuni che ospitano quasi dieci milioni di persone, il 16,4 per cento della popolazione nazionale. Tuttavia, dal 2001 al 2024, la popolazione di questi borghi è calata dell’8,5 per cento, con un progressivo invecchiamento. Questo significa che, senza nuove opportunità, interi territori rischiano di scomparire, portando con sé un inestimabile patrimonio storico e culturale.
Qui entra in gioco Ruralis, una startup italiana che ha deciso di dare nuova vita ai piccoli borghi, trasformando il turismo in uno strumento di sviluppo sostenibile, contribuendo alla loro rinascita economica e sociale.
L’idea di Ruralis nasce nel 2020 in piena pandemia, per diventare una realtà nel 2022, quando viene fondata in un paese dell’Irpinia di tremila abitanti, frutto della visione di Nicolas Verderosa, imprenditore incluso nella lista Forbes 30 Under 30, con la missione di semplificare la gestione degli affitti brevi nelle aree rurali, offrendo ai proprietari strumenti digitali avanzati per valorizzare le proprie case.
Oggi, a pochi anni dalla sua nascita, Ruralis è diventata una realtà consolidata con una crescita esponenziale e un impatto che va ben oltre il settore immobiliare.
Il turismo nei piccoli borghi non è solo un’opzione affascinante per i viaggiatori alla ricerca di autenticità, ma anche una soluzione più sostenibile rispetto alle grandi città. Le mete rurali hanno un’impronta ecologica minore grazie alla bassa densità abitativa e alla ridotta presenza di grandi infrastrutture, con conseguente minor impatto sugli ecosistemi.
Ma il turismo rurale va ancora oltre: è anche un motore di sviluppo per le comunità locali. Soggiornare in un piccolo borgo significa sostenere direttamente l’economia del territorio, creando opportunità per artigiani, agricoltori e ristoratori.
Ruralis si inserisce perfettamente in questo scenario, promuovendo un turismo responsabile che valorizza il territorio e le comunità locali, e contribuisce attivamente al loro rilancio. La sua piattaforma aiuta i proprietari di case a gestire al meglio le loro strutture, mantenendo viva l’interazione tra ospiti e abitanti del luogo. In questo modo, il turismo diventa un motore di sviluppo sostenibile, contribuendo a contrastare lo spopolamento e offrendo ai viaggiatori un’esperienza più autentica, immersa nella cultura locale e nella natura.
Per questa sua vocazione, Ruralis collabora anche con la rete Pac dell’Unione europea, che sostiene lo sviluppo rurale e la sostenibilità nelle aree agricole e interne.
Il settore degli affitti a breve termine è in forte crescita: nel 2024, il mercato italiano ha superato i cinque miliardi di euro, con le case vacanza rurali tra i segmenti in più rapida espansione. Questa tendenza risponde al desiderio dei viaggiatori, sempre più attratti da esperienze autentiche, immerse nella natura e lontane dalle mete turistiche affollate.
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Inoltre, l’aumento del lavoro da remoto ha favorito soggiorni più lunghi in contesti rurali, rendendo i borghi un’alternativa molto richiesta. Questa evoluzione porta nuove opportunità economiche, permettendo ai proprietari di diversificare le loro entrate e contribuisce a rivitalizzare le economie locali. Ruralis intercetta questa tendenza, offrendo strumenti digitali che semplificano la gestione degli affitti rurali.
Nei borghi, la gestione degli affitti turistici è spesso complessa per la mancanza di servizi adeguati. Ruralis colma questa lacuna, operando nel digital property management: gestisce digitalmente le proprietà, mentre i proprietari mantengono la parte operativa (check-in fisico, pulizia, manutenzione). Questo approccio preserva il valore dell’accoglienza diretta, incentivando un turismo di comunità più autentico e legato alle tradizioni locali, in cui i viaggiatori entrano in contatto con chi vive nei borghi, immergendosi nella cultura del territorio, sostenendo allo stesso tempo le economie locali.
Per esempio, tra le funzionalità offerte da Ruralis c’è la connessione della proprietà a oltre cento portali di prenotazione, un’assicurazione completa per danni e responsabilità civile, la gestione multilingue degli ospiti e l’automazione delle prenotazioni.
Negli ultimi anni, Ruralis ha accelerato la sua crescita. In soli due anni ha aumentato di più del settecento per cento il proprio fatturato, arrivando a gestire oltre trecento unità in tutta Italia. La sua presenza si è espansa in trentacinque province, attirando oltre 10mila turisti provenienti da venticinque nazionalità diverse.
Oggi Ruralis guarda ancora più lontano. Dopo il successo della sua prima campagna di crowdfunding, che ha superato più del duecento per cento dell’obiettivo prefissato, la startup lancia una nuova raccolta fondi su Wefunder per ampliare il suo impatto e portare il suo modello anche negli Stati Uniti, dove il mercato degli affitti brevi è in forte espansione: nel 2024, il settore è stato valutato quasi sessantanove miliardi di dollari. Un’opportunità per chi crede nel valore del turismo sostenibile e vuole essere parte attiva nella rinascita dei borghi italiani.
Per scoprire di più, sostenere il turismo responsabile e contribuire alla rinascita dei piccoli borghi italiani, visita la pagina dedicata sulla piattaforma Wefunder.
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