
La mancanza di dati ufficiali è un problema per il controllo del mercato legale di animali, soprattutto per le catture di quelli selvatici.
La grave moria che ha colpito le api in quattro stati del Brasile sembra essere causata dal crescente utilizzo di pesticidi.
Il Brasile non deve “solo” fare i conti con i vasti incendi che stanno riducendo in cenere centinaia di ettari di foresta amazzonica e con la crescente deforestazione, che potrebbe presto trasformare la foresta pluviale più grande del pianeta in un’arida savana. Tra dicembre 2018 e febbraio 2019 oltre 500 milioni di api (Apis mellifera) sono infatti state trovate morte da apicoltori in quattro stati del Brasile. Lo ha riferito un’inchiesta condotta da due agenzie di giornalismo investigativo, Agência Pública e Repórter Brasil. Con circa 400 milioni di api morte, lo stato del Rio Grande do Sul, il principale produttore di miele del Brasile, è stato il più colpito, seguono lo stato di Santa Catarina, lo stato del Mato Grosso do Sul e lo stato di San Paolo.
La rapidità con cui intere colonie di api sono morte ha fatto inizialmente pensare alla sindrome dello spopolamento degli alveari (Ssa), fenomeno non ancora pienamente compreso che dal 2006 ha causato la morte di milioni di insetti tra Stati Uniti ed Europa. I sintomi sono tuttavia diversi e la causa sembra essere solo una: i pesticidi.
Nella maggior parte delle api morte sono infatti state rinvenute tracce di Fipronil, un insetticida ritenuto “moderatamente tossico per l’uomo” dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), classificato dall’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa) come cancerogeno del gruppo C, e vietato nell’Unione europea proprio per contrastare la moria di insetti impollinatori.
La principale causa di morte delle api in Brasile, secondo gli esperti e le analisi di laboratorio, sarebbe dunque l’uso di pesticidi come il Fipronil e i neonicotinoidi. Nell’aprile del 2018 questi ultimi sono stati vietati dall’Unione europea per invertire il declino delle api: non possono più essere impiegati all’aria aperta, ma solo in serra.
Il Brasile, dove l’agricoltura riveste un ruolo molto importante per l’economia nazionale, è una delle nazioni al mondo nelle quali si fa un uso più intensivo di pesticidi. Dal 1990 al 2016, secondo la Fao, il consumo di pesticidi nel paese sudamericano è aumentato del 770 per cento. Questa tendenza è addirittura peggiorata da quando il presidente Jair Bolsonaro è entrato in carica.
Dallo scorso gennaio Bolsonaro ha infatti deciso di concedere autorizzazioni al commercio a quasi trecento nuovi pesticidi, precedentemente vietati per via dei rischi che essi pongono per l’ambiente e per la salute, e sembra intenzionato ad allentare ulteriormente gli standard di sicurezza, mettendo a rischio non solo la biodiversità ma anche la salute delle persone.
“La morte di tutte queste api è un segno del fatto che siamo stati avvelenati”, ha dichiarato Carlos Alberto Bastos, presidente dell’Associazione apicoltori del distretto federale del Brasile. Già ora gli effetti dei pesticidi sono evidenti sulla popolazione: ogni anno, sono circa 100mila i casi di intossicazione, e questa tendenza non potrà che aumentare, così come, dal 2020 in poi, il numero di api morte è destinato a salire. I nuovi pesticidi e prodotti antiparassitari approvati dal neopresidente a base di sulfoxaflor, noto per essere altamente tossico per gli animali impollinatori, saranno infatti utilizzati su colture come cotone, pomodori, grano, fagioli, melone, anguria, soia e agrumi a partire da ottobre.
Le api, lo sappiamo, sono fondamentali per la sicurezza alimentare poiché provvedono all’impollinazione di oltre due terzi delle colture utilizzate per la nutrizione umana. In Brasile, secondo la Piattaforma brasiliana della biodiversità e servizi ecosistemici (Bpbes), circa il 60 per cento delle 141 colture coltivate per il consumo umano e animale dipende in parte dall’impollinazione delle api. Gli effetti nefasti del loro declino non si limitano però all’agricoltura, non esistono infatti solo le api che da millenni sfruttiamo per produrre il miele, ma migliaia di specie. Queste specie, che secondo le stime dovrebbero essere circa 20mila (oltre 300 delle quali endemiche del Brasile), sono fondamentali per la sopravvivenza dei rispettivi ecosistemi, dalle foreste tropicali ai prati di montagna, aiutando le piante a espandere il proprio areale e a riprodursi.
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