A conclusione del G20 a presidenza italiana dello scorso ottobre, era stata approvata una dichiarazione – Dichiarazione di Roma – con l’impegno dei Paesi partecipanti a prendere misure efficaci per la lotta ai cambiamenti climatici e per la protezione dell’ambiente. Proprio da parte italiana si ottenne in quell’occasione che venisse fatta esplicita menzione – precisamente al punto 19 della Dichiarazione – della necessità di proteggere le foreste e di svilupparne l’estensione attuando un colossale programma di piantumazione di nuovi alberi in tutto il mondo. Simbolicamente, si citò l’obiettivo di piantare mille miliardi di alberi entro il 2030, riecheggiando auspici che erano già stati espressi in passato e che andavano nella stessa direzione.
Gli alberi come simbolo di biodiversità e sviluppo sostenibile
La grande novità questa volta era l’inclusione di questo obiettivo nella Dichiarazione trasformandolo quindi in un preciso impegno politico sottoscritto dalle venti economie più importanti al mondo che rivolgevano allo stesso tempo e in questo modo un appello agli altri Paesi della comunità internazionale ad associarsi allo sforzo comune. All’indomani della decisione di Roma si pose immediatamente il problema della sua esecuzione, di come passare cioè dalle parole ai fatti. Ed è proprio per perseguire questo obiettivo che le accademie italiane si sono riunite su invito della Società geografica. Esse hanno posto le proprie straordinarie competenze a disposizione della nostra presidenza del Consiglio, per garantire adeguati ed efficaci seguiti all’impegno di Roma.
Forestazione e sviluppo agricolo nella Dichiarazione di Roma
Un primo documento è stato elaborato per evidenziare le difficoltà ed i possibili colli di bottiglia, oltre che gli errori da evitare. Si è allo stesso tempo rinnovato il convincimento dell’importanza di una forte e coordinata politica mondiale a difesa e promozione delle foreste e degli alberi. Il documento ricorda fra l’altro gli aspetti positivi di questo tipo di interventi anche sul piano sociale, dell’occupazione e dello sviluppo economico. Vale la pena ricordare al riguardo la ricca e varia esperienza maturata in Italia nel campo della forestazione e dello sviluppo agricolo. Una esperienza che si è tradotta anche in eccellenti progetti sviluppati in Africa della nostra Cooperazione allo sviluppo con un riferimento speciale, ad esempio, a quel grande progetto realizzato negli anni settanta in Niger, a Keita per lottare contro la desertificazione piantando in una vastissima area alberi resistenti all’avanzata del deserto, all’aridità del suolo e alla penuria di precipitazioni piovose.
Il progetto si concluse con grande successo, impiegò una numerosa manodopera femminile sottratta in questo modo alla disperazione ed alla fame, riportando così alla vita zone e territori prima abbandonati a causa della siccità. Il progetto – eseguito in collaborazione con la Fao – fu ripetutamente premiato a livello internazionale e vide per la prima volta l’utilizzo di semplici macchinari italiani appositamente costruiti per favorire la raccolta di umidità nei piccoli canali dove venivano poste a dimora le pianticelle di Acacia senegalensis.
Ora gli scienziati italiani si preparano a costituire una vera e propria associazione scientifica per sostenere quell’azione internazionale che dovrà rapidamente mettersi in moto per rispondere all’impegno del G20. L’associazione dovrà essere aperta ed integrare le componenti scientifiche e operative non solo italiane ma anche europee e internazionali, cominciando da quelle dei tre Paesi che assumeranno la presidenza del G20 dal 2022 al 2024, cioè Indonesia, India e Brasile: tre Paesi di cui è nota la resistenza a campagne per la salvaguardia delle foreste e per il loro sviluppo. Proteggere e sviluppare le foreste nel mondo è un imperativo urgente e necessario.
Le foreste rappresentano non solo il principale fattore di equilibrio di un’atmosfera che è ormai profondamente viziata dalle imponenti quantità di gas nocivi alla vita in essa immessi soprattutto negli ultimi decenni come conseguenza dello sviluppo industriale dell’umanità, ma sono anche – insieme agli oceani – la casa della biodiversità così essenziale per la sopravvivenza della natura e dell’uomo. La mobilitazione delle Accademie scientifiche italiane, il loro appoggio all’iniziativa politica dell’Italia e all’impegno del G20 va incoraggiata con ogni mezzo e seguita con grande attenzione.
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