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Il 16 novembre 2010 la dieta mediterranea diventava Patrimonio dell’Umanità. Oggi è più che mai un modello alimentare sano e sostenibile, ma occorre recuperarla.
Dieci anni fa, il 16 novembre 2010, la dieta mediterranea veniva iscritta nella lista Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. È il riconoscimento che non si tratti solo di un semplice elenco di alimenti o di una tabella nutrizionale, ma di “uno stile di vita che comprende una serie di competenze, conoscenze, rituali, simboli e tradizioni concernenti la coltivazione, la raccolta, la pesca, l’allevamento, la conservazione, la cucina e soprattutto la condivisione e il consumo di cibo, che è la base dell’identità culturale e della continuità delle comunità nel bacino Mediterraneo, dove i valori dell’ospitalità, del vicinato, del dialogo interculturale e della creatività, si coniugano con il rispetto del territorio e della biodiversità”.
A coniare il termine dieta mediterranea furono, negli anni ’70, gli scienziati americani Ancel e Margaret Keys i cui studi sulle malattie cardiovascolari, condotti a partire dagli anni ’50 nel Mediterraneo, avevano rivelato per la prima volta nella storia della medicina che la longevità delle popolazioni del Meridione italiano era legata alle abitudini alimentari, ai costumi sociali, alle produzioni locali. Eredità di un passato antico, la dieta mediterranea non smette di essere attuale. E lo è oggi più che mai perché, come riconosciuto anche dalla Fao, rappresenta un importante contributo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
A proposito di questo, proprio negli scorsi giorni è stato presentato il “Sustainable development in the Mediterranean – transformations to achieve the sustainable development goals (Sdgs)”, frutto del lavoro congiunto tra il Santa Chiara Lab – Università di Siena, il Sustainable development solutions network for the Mediterranean (Sdsn Med) e il Sustainable development solutions network (Sdsn) delle Nazioni Unite. Il rapporto ha analizzato il livello di avanzamento verso gli obettivi di sviluppo sostenibile per 24 Paesi del Mediterraneo giungendo alla conclusione che nessun Paese è ancora sulla strada giusta. Tra i punti di criticità evidenziati, il fatto che il 26 per cento (circa 95 milioni di persone) della popolazione mediterranea è in condizione di obesità con un generale progressivo abbandono della dieta mediterranea in favore di alimenti proteici e diete a base di carne, specialmente in Europa.
“I risultati dello studio confermano le grandi sfide e le enormi opportunità che caratterizzano l’area del Mediterraneo” commenta Angelo Riccaboni, Chair del Sdsn Med e Presidente del Santa Chiara Lab – Università di Siena. “Abbiamo bisogno di uno sforzo collettivo per dare attuazione ad una reale transizione verso la sostenibilità. E i consumatori devono esserne consapevoli: l’emergenza sanitaria legata al coronavirus ci ha ricordato quanto la nostra salute e quella dell’ambiente dipendono anche da quello che mangiamo”.
Proprio per discutere della necessità di uno sforzo nel riportare al centro il modello tradizionale della dieta mediterranea con l’aiuto di nuovi studi scientifici e dell’innovazione tecnologica, ma anche attraverso politiche volte a ridurre le disuguaglianze socio economico e culturali della popolazione, Sinu, Società italiana nutrizione umana, e Federation of european nutrition societies hanno organizzato la conferenza virtuale internazionale dal titolo “Emerging topics on mediterranean diet” (le altre iniziative promosse in occasione del decimo anniversario del riconoscimento Unesco le trovate qui). In programma il 16 novembre, a partire dalle 10.30, il convegno affronterà diversi temi quali dieta mediterranea e sistema immunitario, sistemi alimentari sostenibili, impatto della Covid-19 sui modelli dietetici.
“La dieta mediterranea si basa su concetti più che mai attuali – spiega Pasquale Strazzullo, presidente Sinu e professore ordinario del dipartimento universitario di Medicina clinica e chirurgia dell’università di Napoli Federico II – È una dieta bilanciata nelle sue componenti che, come hanno dimostrato tantissimi studi, aiuta a prevenire numerose malattie croniche; è una dieta a base prevalentemente vegetale, dunque che può ridurre l’impatto ambientale della produzione di carne; è una dieta che si basa su concetti come stagionalità dei prodotti, varietà e biodiversità degli alimenti. Sono principi appartenenti al bacino del Mediterraneo, ma che si possono declinare in ogni parte del mondo nel rispetto delle tradizioni locali per un futuro globale sostenibile dal punto di vista della salute umana e ambientale”.
Ma quali sono i principi fondamentali della dieta mediterranea? Conoscerli, almeno per noi italiani, sembrerebbe scontato, ma non è sempre così. Ci aiuta Martina Donegani, biologa nutrizionista, esperta di educazione alimentare: “La dieta mediterranea prevede tradizionalmente l’assunzione di cereali integrali, porzioni giornaliere di frutta e verdura, olio d’oliva come condimento, legumi, in misura minore latticini e uova, pesce azzurro e poca carne prevalentemente bianca. A differenza di molte altre diete che subiscono le mode, è una dieta bilanciata dal punto di vista dei nutrienti: in generale, in un pasto, per quanto riguarda i macronutrienti, il 45-60 per cento delle calorie dovrebbe derivare dai carboidrati, il 20-35 per cento dai lipidi (grassi buoni derivanti ad esempio dall’olio extravergine, dal salmone, dal pesce azzurro, dalla frutta secca) e il 10-15 per cento dalle proteine (privilegiando le proteine vegetali come i legumi)”.
Varietà è l’altra caratteristica principale della dieta mediterranea: “È importante attingere dalla biodiversità alimentare per trarre beneficio dalle diverse proprietà dei vari alimenti. Spesso per pigrizia o per mancanza di tempo tendiamo a portare in tavola sempre le stesse cose, magari anche dei piatti pronti. In questo senso serve una corretta educazione alimentare che ci permetta di tornare a conoscere le materie prime, a saperle trattare e cucinare. Non serve stare ai fornelli tutto il giorno, basta acquisire poche essenziali informazioni che però ci aiutano a comporre il piatto in modo corretto, a leggere le etichette dei prodotti e a selezionare le tante informazione che ci arrivano dal web. E poi, contro la frenesia quotidiana, servono organizzazione e pianificazione in cucina, con l’aiuto magari anche dalla tecnologia, dai cibi surgelati ai sistemi che ci permettono di abbreviare i tempi di cottura. Così possiamo preservare i principi della dieta mediterranea adattandoli però ai ritmi della vita contemporanea”.
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