
La mancanza di dati ufficiali è un problema per il controllo del mercato legale di animali, soprattutto per le catture di quelli selvatici.
Sono state ritrovate in Sicilia 88 colonie stabili di formica di fuoco. Ora di invadere tutta Europa a causa del riscaldamento globale.
È passato poco tempo dalla pubblicazione del report delle Nazioni Unite che evidenziava l’impatto (anche economico) delle specie aliene, con danni pari a circa 400 miliardi di dollari, che un’altra specie, dopo l’ormai celebre granchio blu, ha iniziato a far parlare di sé: la formica di fuoco.
L’invasione della formica di fuoco (Solenopsis Invicta), una specie così piccola ma allo stesso tempo così distruttiva, è in corso. Nativa del Sudamerica ora si è stabilita anche in Italia. La conferma dell’invasione è arrivata da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology. La ricerca, diretta dall’Istituto spagnolo di biologia evoluzionistica con la collaborazione dell’Università di Parma e dell’Università di Catania, ha documentato la presenza di 88 nidi estesi su 4,7 ettari nei pressi di Siracusa in Sicilia.
“Le formiche di fuoco possono essere devastanti in Europa continentale e ancora di più nel bacino del Mediterraneo. Il costo per l’economia e il benessere umano potrebbe essere enorme, bisogna agire subito”, è l’appello dei ricercatori per evitare che la situazione sfugga di mano e sia troppo tardi per porre rimedio. L’analisi genetica realizzata su queste formiche ha suggerito che probabilmente provengono dalla Cina o dagli Stati Uniti.
Considerata una delle specie invasive più dannose al mondo, minaccia la biodiversità, l’economia e la salute umana. Solenopsis invicta è nota per scacciare le formiche endemiche e altri animali selvatici. Attaccano e uccidono insetti e piccoli vertebrati, infliggono morsi e punture dolorose anche all’essere umano e infestano case e parchi. Inoltre, i loro formicai possono danneggiare le radici delle piante causando la perdita dei raccolti e interferire con le colture meccanizzate. Provocano ingenti danni economici, ad esempio, solo negli Stati Uniti i costi si aggirano intorno ai sei miliardi di dollari ogni anno, sia per i danni diretti, provocati principalmente al settore agricolo, che per i costi di gestione post-invasione e di prevenzione. In Europa non è la prima volta che si sente parlare della formica di fuoco, negli anni passati sono almeno altri tre i ritrovamenti documentati in Spagna, Finlandia e Paesi Bassi, tuttavia mai in colonie selvatiche come in questo caso. La loro diffusione avviene principalmente tramite lo spostamento di piante e suolo via mare. In meno di un secolo, la formica si è stabilita e diffusa in gran parte degli Stati Uniti, Messico, Caraibi, Cina, Taiwan e Australia, mentre gli unici che sono riusciti a eradicare l’invasore sono stati i neozelandesi.
La formica di fuoco potrebbe essere presente in Sicilia già da diversi anni. I residenti hanno infatti dichiarato la presenza delle formiche e di essere stati punti già dal 2019. Queste affermazioni sono coerenti con l’ampia diffusione registrata di Solenopsis e l’alto numero di nidi. Come abbia fatto a raggiungere la zona non è ancora del tutto chiaro, poiché nell’area non era presente nessun progetto paesaggistico con grossi spostamenti di suolo e vegetazione. Probabilmente l’area di Siracusa non è né il punto di arrivo della specie, né l’unico luogo in cui è presente. Il vicino porto cargo di Augusta sembra essere il punto più indiziato per l’arrivo della specie.
La sua rapida diffusione è facilitata dal particolare comportamento riproduttivo, ovvero una danza nuziale di accoppiamento. In pratica, durante il periodo riproduttivo (di solito nei mesi più caldi, primavera o estate) le nuove regine e i fuchi (i maschi) sono provviste di ali. Il loro obiettivo è quello di riprodursi e creare nuove colonie.
Le regine alate e i maschi della formica del fuoco si alzano in volo fino ad altezze di 250 metri; la maggior parte delle formiche atterrano al suolo, una volta accoppiati, entro un raggio di due chilometri dalla loro origine, mentre in rari casi può capitare che, aiutati dal vento, raggiungano anche i dieci chilometri. La regina una volta che si è accoppiata, con uno o più maschi, perde le ali e inizia a creare il suo nido; fine meno lieta per il fuco che, invece, muore in pochi giorni indipendentemente che si sia accoppiato o meno.
La capacità di una singola colonia matura di diffondere regine fertili in molte direzioni, e su lunghe distanze, è una delle ragioni per cui la formica del fuoco è così difficile da eradicare. Inoltre, il successo riproduttivo delle regine raggiunge un tasso del 95 per cento e nell’arco di pochi mesi la colonia cresce a ritmi vertiginosi (una regina matura può deporre circa mille uova al giorno).
Nello studio si è posta l’attenzione sul pericolo di espansione valutando l’idoneità ambientale in Europa e nel Mediterraneo. Utilizzando diversi modelli di distribuzione delle specie è risultato che, nelle attuali condizioni ambientali, Solenopsis invicta può stabilirsi su circa il 7 per cento del territorio italiano, occupando aree agricole e in misura minore le aree urbane. Tuttavia, molte città europee sono risultate idonee alla sua presenza, in particolare le città costiere del Mediterraneo, che, essendo anche altamente collegate da porti, potrebbero contribuire notevolmente alla diffusione della specie. Le proiezioni future invece raffigurano uno scenario molto peggiore. Poiché le basse temperature sono il principale fattore limitante dell’espansione, con il riscaldamento climatico le zone favorevoli a Solenopsis potrebbero aumentare. Infatti, secondo i risultati della ricerca, nel 2050 le aree idonee alla presenza della formica di fuoco includeranno anche le aree continentali di Spagna, Italia, Francia, Germania e Inghilterra.
In Italia sono presenti circa 270 specie di formiche, molte delle quali simili alla formica di fuoco. Non è assolutamente facile riconoscerle, poiché le loro caratteristiche principali, ovvero il colore rosso e la facilità nel pungere e mordere, sono anche le caratteristiche di altre specie native italiane. Sono lunghe circa sei millimetri, hanno una testa grande e un addome più scuro. Il nido è molto grande e con un numero elevatissimo di individui. Il suo nome “formica di fuoco” deriva principalmente dalla dolorosità e dagli effetti del suo morso: può provocare arrossamenti, la formazione di pustole e anche lo choc anafilattico. Bisogna sottolineare che solamente in rarissimi casi di allergia si arriva allo choc anafilattico. Il problema si collega alla presenza di colonie con moltissimi individui, magari vicino a case o scuole, che potrebbero mordere contemporaneamente.
Il rilevamento precoce e una risposta rapida sono azioni essenziali per la gestione di questa nuova minaccia prima che si diffonda in modo incontrollabile. Le segnalazioni sono uno strumento fondamentale e i singoli cittadini possono giocare un ruolo importante. Poiché la formica di fuoco si adatta facilmente ai contesti antropizzati, è possibile trovare un nido anche all’interno del giardino di casa. Per questo motivo, ognuno di noi può fare la sua parte scattando delle fotografie con il proprio smartphone. Successivamente, caricandole sulla piattaforma di citizen science iNaturalist, oppure inviandole all’Ispra alla mail specieinvasive@isprambiente.it, permetteremo a esperti e ricercatori di visionarle e identificare le eventuali formiche di fuoco.
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