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Contro la malnutrizione e i cambiamenti climatici servono sistemi alimentari sostenibili e l’impegno di tutti. L’appello della Giornata mondiale dell’alimentazione.
Oltre 3 miliardi di persone (il 40 per cento della popolazione mondiale) non possono permettersi un’alimentazione sana; il 14 per cento degli alimenti prodotti nel mondo va perso prima di arrivare sul mercato, mentre il 17 per cento viene gettato perché non consumato; i sistemi alimentari producono il 33 per cento delle emissioni di gas serra antropogeniche globali: la Giornata mondiale dell’alimentazione della Fao, che si celebra il 16 ottobre di ogni anno, accende i riflettori su queste e altre problematiche e invita all’azione per costruire un futuro diverso, un futuro che, come dice il claim scelto per il 2021, “è nelle nostre mani”.
In risposta a queste emergenze, occorre creare sistemi agroalimentari sostenibili per “una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore”. Sono necessari sistemi in grado di contrastare, e non di alimentare, i cambiamenti climatici che rovinano i raccolti e la produttività e che possono alterare la composizione delle sostanze nutritive degli alimenti; servono sistemi alimentari che valorizzino la biodiversità ora in sofferenza a causa dell’agricoltura e degli allevamenti intensivi che sfruttano grandi quantità di risorse, inquinano e minacciano l’equilibrio degli ecosistemi.
In particolare riguardo alle emissioni, una nuova banca dati globale (Edgar-Food) sviluppata dal Jcr, il servizio scientifico interno della Commissione europea, fornisce un quadro senza precedenti delle emissioni di gas serra dei sistemi alimentari dal 1990 al 2015. Dalla ricerca risulta che, negli ultimi 25 anni, il sistema alimentare è stato responsabile di un terzo delle emissioni globali di gas serra. Di queste, circa la metà sono CO2, principalmente legate al cambiamento di destinazione d’uso del suolo e all’energia, un terzo è metano provenienti dagli allevamenti e dalla produzione di riso, ma anche dalla gestione dei rifiuti; il resto sono emissioni di ossido di diazoto dai fertilizzanti.
E “nelle nostre mani” è la possibilità di sottoscrivere il Manifesto per la transizione ecologica dell’agricoltura, proposta messa in atto dalla coalizione #CambiamoAgricoltura, che riunisce associazioni del mondo ambientalista e del biologico italiane. L’iniziativa è stata lanciata l’11 ottobre, lo stesso giorno in cui i ministri dell’Agricoltura dei Paesi Ue si sono incontrati in Lussemburgo per discutere dell’avanzamento dei rispettivi Piani strategici nazionali della Politica agricola comune (Pac) post 2022, che impegnerà il 32 per cento del bilancio comunitario con circa 400 miliardi di euro, di cui 38 miliardi saranno destinati all’Italia.
Nel manifesto si chiede il sostegno all’agricoltura biologica così che possa raggiungere il 30 per cento di superficie entro il 2027 e il 40 per cento entro il 2030; spazi per la natura negli ambienti agricoli con l’attenzione alla conservazione del paesaggio; sostegno alla zootecnia estensiva e attenzione al benessere animale; pratiche che proteggano il suolo e contrastino il cambiamento climatico; una crescita dell’agrobiodiversità, delle filiere locali e dell’economia circolare; un sistema di formazione e informazione indipendente e compartecipato; attenzione all’agricoltura sociale, alla condizione dei lavoratori, ai giovani e alle donne; pagamenti equi e giusti.
Al manifesto hanno già aderito personalità come il fondatore e presidente di SlowFood, Carlo Petrini, il presidente onorario del Wwf Italia di Fulco Pratesi, Fabio Caporali, decano dell’università della Tuscia e uno dei padri fondatori dell’agroecologia in Italia, e chiunque può sottoscriverlo per fare la sua parte verso la transizione.
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