L’estate 2026, contraddistinta da numerose ondate di caldo estremo in Europa occidentale, si è tradotta nell’ennesima stagione catastrofica per i ghiacciai alpini. In attesa di dati complessivi sull’intero arco, sono già disponibili alcune analisi.
Perso il 27 per cento del volume dei ghiacciai svizzeri in soli dieci anni
Per la Svizzera è stata appena pubblicata quella ufficiale della Rete dei rilevamenti glaciologici (Glamos): le osservazioni effettuate indicano che i ghiacciai elvetici hanno perso il 5,5 per cento del loro volume quest’anno, dopo aver vissuto l’estate più calda mai registrata a livello nazionale, che ha seguito un inverno con scarse precipitazioni nevose. La stessa Glamos ha precisato anche che, tra il 2022 e il 2026, il ritmo di fusione è stato due volte maggiore rispetto a qualsiasi altro quinquennio precedente. Di conseguenza, il calo è stato dei ben il 20 per cento del volume complessivo, rispetto ai livelli registrati nel 2021.
'Catastrophic': Swiss glaciers lose 20% of mass in five years.
Swiss glaciers saw 5.5% of their volume melt away just this year, the second-biggest melt on record, Glacier Monitoring in Switzerland (GLAMOS) network reportshttps://t.co/hbaxAAUfeipic.twitter.com/NApACJLzsa
Se si osserva invece l’intero decennio 2016-2026, la perdita è stata del 27 per cento per l’insieme dei quasi 1.300 ghiacciai esistenti in Svizzera. L’agenzia MétéoSuisse conferma d’altra parte che sul territorio della nazione alpina l’aumento della temperatura media risulta ben più marcato rispetto alla media mondiale, e i mesi appena trascorsi di giugno, luglio e agosto sono stati i più caldi mai registrati dal 1864. Superando anche l’estate rovente del 2003.
“In queste condizioni, i ghiacciai alpini non hanno alcuna possibilità sopravvivere”
Di conseguenza, lo strato di neve che normalmente protegge i ghiacciai si era già fuso parzialmente all’inizio della stagione, e a fine settembre è totalmente scomparso, perfino a 3.500 metri di altitudine. La conclusione alla quale è giunta la Glamos è senza appello: “In queste condizioni, i ghiacciai alpini non hanno alcuna possibilità di sopravvivere sul lungo periodo”.
Scientists are warning that Switzerland's glaciers have lost an ‘enormous’ amount of ice due to a combination of a winter with too little snow and record high temperatures across Europe this summer. pic.twitter.com/l4vq2CEhOX
In Francia, gli scienziati dell’Istituto di geoscienze dell’ambiente dell’università Grenoble-Alpes hanno effettuato misurazioni su numerosi ghiacciai, in particolare nei dipartimenti dell’Isère e della Savoia. Delphine Six, glaciologa, ha commentato i primi rilievi: “Sappiamo che i ghiacciai fondono, soprattutto a bassa altitudine, ma in questo caso lo notiamo anche a 3.500 metri, come nel caso del Monte Bianco. La prima volta che è accaduto è stata nel 2022”.
L’agenzia Météo-France ha d’altra parte conteggiato in estate 43 giorni di vigilanza arancione per il caldo estremo nel corso dell’estate: quasi il doppio delle 22 giornate del 2025. All’Alpe d’Huez, a 1.800 metri di altitudine, lo scarto rispetto alla media storica dei mesi estivi è stato di 3,4 gradi centigradi.
In Italia arretrano i sette ghiacciai monitorati dalla Carovana di Legambiente
In Italia, nel mese di agosto Legambiente ha svelato i dati della Carovana dei ghiacciai: “A pesare sullo stato di salute di Alpi e ghiacciai, in questi mesi del 2026, sono le alte temperature e lo zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, le scarse precipitazioni nevose unite alla siccità a valle, e gli oltre 70 eventi meteo estremi che hanno colpito le regioni alpine da gennaio fine agosto 2026”, spiega l’associazione ecologista.
La Carovana ha osservato in particolare sette ghiacciai “simbolo”: Adamello, Grande Motte, i ghiacciai del Miage e Planpincieux sul Monte Bianco, il ghiacciaio dei Forni, del Montasio e quello del Coolidge superiore sul Monviso. “Tutti arretrano e sono segnati da fenomeni di instabilità – si legge nel report -. Aumentano le colate detritiche e le morene si deformano. In particolare, quest’estate, i crolli più importanti sono stati osservati sul Monviso, dopo la tappa del 1 settembre sulla parete nordest, e sul Montasio dove a fine agosto è crollata una parte della cavità superiore del ghiacciaio, proprio mentre la Carovana dei ghiacciai era in quota. Dove i ghiacciai indietreggiano cresce nuova vegetazione e si diffondono specie pioniere, fenomeni su cui bisogna aprire una riflessione in termini di gestione del territorio montano”.
— Johanns (Alpen)weer @johannsalpenweer.bsky.social (@Alpenweerman) September 28, 2026
Allo stesso modo, le fotografie del Cervino completamente libero dalla neve scattate nei giorni scorsi hanno suscitato allarme nella popolazione e nella comunità scientifica.
Sulle Alpi perso il 64 per cento del volume dei ghiacciai dall’Ottocento
Sull’Adamello, il ghiacciaio più grande delle Alpi italiane, si sono persi 265 metri solotra il 2023 e il 2025. In Francia il ghiacciaio della Grande Motte, nel comprensorio di Tignes e situato a oltre 3mila metri, ha perso il 70% del volume dal 1982. Sul versante italiano del Monte Bianco, il tetto d’Europa, il lobo frontale del ghiacciaio del Miage si è abbassato di 15 metri in sei anni; il Planpincieux ha raggiungo due metri al giorno di movimento. In Lombardia, il ghiacciaio dei Forni è arretrato di tre chilometri da inizio secolo. La stessa Legambiente ricorda anche che dalla metà dell’Ottocento al 2015 le Alpi hanno perso circa il 57 per cento della superficie e il 64 per cento del volume.
In Austria, quest’estate il più grande ghiacciaio, il Pasterze, ai piedi della vetta del Grossglockner, rischia di dividersi in due. Secondo i dati di GeoSphere Austria, presenta attualmente uno spessore di circa 40 metri, e le misurazioni indicano una perdita media annua di 1,5 metri. Negli anni dal 2022 al 2024, si sono superati i due metri.
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