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Il governo dell’India vuole ampliare le miniere di carbone, minacciando le terre dei popoli indigeni. Che ora sono in marcia in segno di protesta.
Centinaia di abitanti dei villaggi indigeni della foresta di Hasdeo, nell’est dell’India, hanno dato inizio a una marcia di protesta contro il governo indiano, intenzionato a estendere le miniere di carbone sulle loro terre.
Il popolo Adivasi, che vive nella foresta – con i suoi 170mila ettari, la foresta di Hasdeo è una delle aree forestali intatte più grandi nel paese – si sono riunite nel giorno del compleanno di Ghandi (2 ottobre), per poi iniziare una marcia lunga 300 chilometri verso Raipur, la capitale dello stato di Chhattisgarh.
La foresta Hasdeo è la casa ancestrale di circa 10 mila adivasi appartenenti a diversi popoli indigeni. È anche una delle regioni dell’India più ricche di biodiversità. Ma il primo ministro del governo indiano Narendra Modi sta promuovendo un piano di apertura di nuove miniere di carbone nella zona. Se il piano fosse realizzato, la foresta e i suoi popoli verrebbero distrutti.
In particolare, Modi intende dare il via a 55 nuove miniere di carbone in varie parti dell’India, ed espandere le 193 già esistenti per portare la produzione di carbone a un miliardo di tonnellate annue. I lotti sono già stati assegnati tramite asta ad alcune delle più grandi società minerarie dell’India, tra cui Adani (che di recente ha anche dichiarato di voler investire 20 miliardi di dollari in energie rinnovabili da qui ai prossimi 10 anni), Vedanta (che ha pubblicamente “promesso” di ridurre le proprie emissioni del 20 per cento entro due anni) e Aditya Birla (che, a parole, intende raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2050).
Gran parte del piano governativo esistente è illegale, secondo quanto riportato dalla ong Survival International, perché l’attività estrattiva nelle terre degli adivasi non dovrebbe procedere senza il loro consenso. Per questo, in tutta l’India, gli adivasi si sono opposti fermamente alle miniere, dimostrando come quelle già esistenti abbiano distrutto le foreste e le comunità che vi vivevano.
La lotta degli adivasi contro le miniere va avanti da decine di anni, attraverso proteste pacifiche e bloccando in diverse occasioni le scavatrici al lavoro. In risposta, molti di loro sono stati arrestati, picchiati e anche assassinati: il 17 maggio 2021, le forze di polizia indiana hanno sparato contro i manifestanti durante una protesta pacifica uccidendo tre persone e ferendone 40.
Per Hasdeo Aranya Bachao Sangharsh Samiti, il comitato di resistenza per salvare la foresta di Hasdeo, “invece di proteggere i diritti di noi indigeni e di altri abitanti tradizionali della foresta, il governo federale e quello nazionale hanno unito le loro forze a quelle delle compagnie minerarie e hanno lavorato insieme per devastare la nostra foresta e la nostra terra. L’estensione dell’estrazione di carbone pianificata oggi, non solo distruggerà le case, le terre e i mezzi di sostentamento degli indigeni, ma si farà anche beffe della pretesa di Modi di essere in prima fila nell’affrontare la crisi climatica”, ha commentato la direttrice generale di Survival International, Caroline Pearce.
Ciò è dimostrato anche dal fatto che nel solo 2020, la capacità di energia da carbone dell’India è aumentata di 0,7 gigawatt, rendendo più complessi gli sforzi compiuti dal resto del mondo in fatto di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.
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