
La mancanza di dati ufficiali è un problema per il controllo del mercato legale di animali, soprattutto per le catture di quelli selvatici.
L’innovativa idea di utilizzare le api come deterrente naturale sta migliorando il rapporto tra gli agricoltori e gli elefanti, riducendo anche i conflitti.
Pensare di tenere alla larga dalle coltivazioni delle creature gigantesche come gli elefanti con delle minuscole api sembrava impossibile. Invece, il progetto Elephants and bees, parte del programma di coesistenza uomo-elefante di Save the elephants, ha funzionato. Alla base del progetto c’è la paura degli elefanti per le api africane e così, sfruttandola, si è riusciti a ridurre sia i danni alle coltivazioni che a minimizzare i conflitti uomo-elefante, sempre più frequenti vicino ai confini del parco nazionale di Tsavo, in Kenya
Gli elefanti africani (Loxodonta africana) sono tra i mammiferi più grandi presenti sul pianeta, pesano fino a sette tonnellate e sono alti quasi tre metri e mezzo. Attualmente nel territorio africano vivono circa 415 mila elefanti. Belli e imponenti gli elefanti sono creature amate da tutti, soprattutto dai turisti, tanto da contribuire al 10 per cento del prodotto interno lordo del Kenya. La conservazione di questi animali ha avuto un grande successo: ad esempio nel parco nazionale Tsavo, in Kenya, il numero di elefanti è aumentato da circa 6 mila a metà degli anni novanta a quasi 15 mila individui nel 2021. Tuttavia, allo stesso tempo è aumentata anche la popolazione umana. Di conseguenza l’habitat è diventato sempre più frammentato, le rotte migratorie sono state interrotte e le zone di pascolo sono state disturbate. “Un tempo odiavamo molto gli elefanti”, sono le parole di uno dei tanti contadini lungo i confini del parco. Come si fa ad odiare gli elefanti? Perché odiare gli elefanti? Perché nel pieno della notte vedi il tetto della tua capanna divelto e il tuo villaggio raso al suolo, oppure perché vedi la tua unica fonte di sostentamento, un campo coltivato, completamente distrutto e calpestato; tutto per colpa di una mandria di 10 pachidermi in cerca di cibo e acqua: diventa normale odiare gli elefanti. Tant’è che giorno dopo giorno si contano gli individui uccisi, non solo per sempre presente traffico e bracconaggio, ma per il conflitto uomo-elefante. Si compete per spazio e risorse, e le soluzioni per tenere lontani gli elefanti per chi vive al limite della povertà, non sono molte.
In molte parti dell’Africa si sta cercando di risolvere questo problema con l’istallazione di recinzioni elettriche. Costruire una recinzione però, oltre che a fare molti più danni che benefici frammentando ulteriormente i territori e interrompendo i corridoi (non solo degli elefanti), non è molto efficiente. Un elefante di tre tonnellate non ci mette molto a sradicarla. Inoltre, è anche una spesa importante da affrontare per i piccoli agricoltori. Quindi che cosa può far paura a un elefante tanto da non farlo avvicinare alle coltivazioni? È stato scoperto che, al contrario di quanto si possa pensare, ha paura di qualcosa di molto piccolo e fastidioso, le api. I ricercatori del programma Save the elephants hanno studiato il comportamento e le interazioni tra i pachidermi e le api africane. Tra i vari esperimenti, hanno riprodotto il rumore di uno sciame di api mellifere africane (Apis mellifera scutellate) disturbato, e hanno visto che gli elefanti si scatenano e cercano di scappare in una frenetica ritirata. Scappano lanciando in aria la terra per scacciare le api e inoltre comunicano tra di loro del pericolo appena incontrato. Gli elefanti hanno una paura incredibile delle api. Le punture spaventano i pachidermi nonostante abbiano una pelle spessa, perché le api pungono intorno alle zone umide e morbide come occhi, dietro le orecchie, nella bocca e sulla proboscide. Inoltre, quando pungono rilasciano un ferormone che fa si che tutte le api arrivino e pungano nello stesso punto. Centinaia di punture nello stesso punto, chi non avrebbe paura? Ed è proprio da questa paura che è nato il progetto Elephants and bees, ovvero creare delle specie di recinzioni posizionando in maniera strategica gli alveari.
Usare la natura stessa per abbattere il conflitto uomo-animale è incredibile. Soprattutto pensare di tenere lontano branchi di elefanti con delle api è ancora più incredibile. Le nuove recinzioni realizzate grazie alle api sono molto semplici. Ad esempio per proteggere un acro di terreno (circa metà di un campo da calcio) di una piccola fattoria vengono utilizzate 12 arnie vere e 12 arnie finte. Un’arnia finta è un semplice pezzo di compensato, ritagliato e colorato, appeso in mezzo a quelle vere così da ingannare l’elefante e far credere che siano molte di più. Questo aiuta soprattutto a dimezzare i costi della realizzazione della recinzione. Le arnie, alternate tra finte e vere, sono tutte collegate tra loro in modo tale che l’elefante, avvicinandosi alla recinzione, provocherà l’oscillazione di tutti gli alveari, scatenando la furia delle api. Nel corso degli anni i risultati sono stati incredibili: nelle fattorie in cui è stato utilizzato questo tipo di recinzione l’80 per cento degli elefanti è stato tenuto al di fuori dei confini. Questo progetto offre dei vantaggi che non sono solo legati ai conflitti uomo-elefante, infatti le api offrono un importante servizio di impollinazione facendo segnare discreti aumenti dei raccolti. Inoltre, i contadini hanno un’entrata extra grazie alla vendita del miele prodotto dai loro piccoli guardiani.
Attualmente il progetto ha toccato ben 19 paesi tra Africa e Asia e circa 60 siti in cui le arnie sono state installate. Il conflitto uomo-animale (elefante) potrà pian piano trasformarsi da confitto a coesistenza, un traguardo raggiungibile come ci hanno dimostrato i ricercatori di Save the elephants.
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