
In un referendum i cittadini hanno scelto di creare 500 nuove “strade-giardino”, rendendo la capitale francese sempre più verde e a misura d’uomo.
Il presidente degli Stati Uniti ha deciso di non approvare le concessioni per trivellare lungo la costa dell’Oceano Atlantico.
La costa sudorientale dell’oceano Atlantico è al sicuro, almeno fino al 2022, i cittadini e la fauna che popolano questo tratto di costa possono tirare un sospiro di sollievo. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha infatti deciso di fare un passo indietro e di bloccare il piano per le trivellazioni di gas e petrolio nell’Atlantico approvato lo scorso anno.
Con questo provvedimento il presidente uscente ha salvato circa 800mila chilometri quadrati di oceano, destinati ai sondaggi sismici e alle trivelle in Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia. “Il provvedimento protegge l’Atlantico per le generazioni future – ha dichiarato il segretario degli Interni statunitense, Sally Jewell, nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 15 marzo. – Le trivellazioni avrebbero potuto compromettere la sicurezza nazionale e danneggiare importanti attività economiche come la pesca e il turismo”.
Proprio la forte opposizione delle comunità locali, dai cittadini alla classe politica, è stata determinante per scacciare le trivelle, in nome del rispetto dei residenti, delle attività commerciali e della biodiversità marina. Anche il Pentagono si è dichiarato contrario alle trivellazioni, preoccupato per possibili interferenze delle attività estrattive con le esercitazioni navali della marina americana.
La decisione di vietare l’estrazione di idrocarburi offshore fino al 2022 non è stata invece gradita dai governatori di Virginia, North Carolina e South Carolina che erano favorevoli alle trivellazioni. Neanche i petrolieri hanno preso bene la notizia, Jack Gerard, presidente dell’American Petroleum Institute, ha definito il provvedimento “una decisione da estremisti”.
Entusiasta è invece Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più antica e grande organizzazione ambientale degli Stati Uniti. “Applaudiamo l’amministrazione Obama per aver ascoltato le decine di migliaia di cittadini che chiedevano di proteggere l’Oceano Atlantico, salvaguardando le sue spiagge e le economie costiere. Dopo aver guidato il mondo verso lo storico accordo sul clima di Parigi e il patto con il Canada per proteggere l’Artico proprio la settimana scorsa, ci auguriamo che l’amministrazione proseguirà i suoi sforzi e tolga anche l’Oceano Artico e blocchi le nuove trivellazioni nel Golfo del Messico”.
L’Artico e il Golfo del Messico, non sono però completamente al sicuro, Sally Jewell ha dichiarato che il nuovo piano quinquennale prevede la valutazione di tredici potenziali siti, di cui dieci nel Golfo del Messico e tre al largo delle coste dell’Alaska. La decisione di Obama rappresenta comunque un successo e testimonia la volontà del presidente americano di dare seguito ai propositi di abbandonare gradualmente i combustibili fossili in favore delle energie rinnovabili.
Mentre gli Stati Uniti prendono questa decisone in Italia si avvicina il referendum del 17 aprile sulle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare entro le dodici miglia dalla costa. Un’occasione importante e da non mancare per avviare la transizione verso un futuro più sostenibile e senza petrolio.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
In un referendum i cittadini hanno scelto di creare 500 nuove “strade-giardino”, rendendo la capitale francese sempre più verde e a misura d’uomo.
Siamo stati a Montespluga per lo Skialp Fest di Homeland per capire perché lo scialpinismo sia un modo bellissimo e meno impattante di vivere la montagna.
Il premio Wood Architecture Prize by Klimahouse ha rappresentato anche un modo per celebrare la Giornata internazionale delle foreste.
L’Europa ragiona su un piano da 800 miliardi e intanto vota per una maggiore sicurezza: inevitabilmente quei fondi verranno sottratti alle vere emergenze.
Per la prima volta nel 2025 si celebrano le più grandi fonti di acqua dolce del pianeta, che fronteggiano la sfida dei cambiamenti climatici.
Un tribunale condanna Greenpeace a pagare 660 milioni di dollari. L’accusa? Aver difeso ambiente e diritti dei popoli nativi dal mega-oleodotto Dakota Access Pipeline.
In Italia sono 265 gli impianti ormai disuso perché non nevica più: rimangono scheletri e mostri di cemento. E l’esigenza di ripensare la montagna e il turismo.
Temendo la presenza di rifiuti tossici, la Groenlandia ha interrotto l’estrazione dell’uranio. Ora potrebbe essere costretta a ricominciare. O a pagare 11 miliardi di dollari.
L’organizzazione della Cop30 nella foresta amazzonica porta con sé varie opere infrastrutturali, tra cui una nuova – contestatissima – autostrada.