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Il giudice ha dato ragione a Greenpeace: entro il 2030 i Paesi Bassi dovranno abbassare i livelli di azoto in metà delle aree interessate dall’inquinamento.
Lo scorso 22 gennaio, il tribunale dell’Aja ha ordinato al governo di ridurre drasticamente le emissioni di azoto nei Paesi Bassi entro il 2030. La sentenza è una vittoria di Greenpeace Paesi Bassi che, nel luglio del 2023, aveva intentato la causa contro il governo di Amsterdam accusandolo di inadempienza nell’affrontare i livelli critici di inquinamento da ossido di azoto – principalmente dovuto all’agricoltura (fertilizzanti chimici e allevamenti intensivi) e ai trasporti – e di non rispettare le normative europee vigenti in materia per la tutela delle riserve naturali, della biodiversità e della qualità dell’acqua.
I Paesi Bassi quindi dovranno dottare ora misure efficaci per portare, nei prossimi cinque anni, metà delle aree naturali interessate dall’inquinamento di azoto al di sotto delle soglie critiche stabilite. In caso contrario, il governo sarà multato con 10 milioni di euro.
“È una festa per la natura, ma senza torta, perché non saremmo dovuti arrivare all’intervento di un giudice”, ha dichiarato Andy Palmen, direttore di Greenpeace Olanda. “Si è perso tempo e ora servono misure urgenti. Ci aspettiamo che il governo si assuma finalmente la responsabilità nel suo piano d’azione e garantisca che tutti i settori rilevanti, tra cui agricoltura, traffico, aviazione e industria, diano un contributo equo e siano sostenuti nella transizione ecologica”.
Reazione diversa quella del ministro dell’agricoltura Femke Wiersma che ha affermato di essere delusa dalla sentenza della corte e di stare valutando un ricorso. “Prendiamo molto seriamente il problema dell’azoto: stiamo già attuando numerose misure e sviluppando ulteriori politiche”, ha scritto in un post su X. “Allo stesso tempo, sosteniamo un approccio che non perda di vista l’ampio impatto sociale delle misure che adottiamo. Dopotutto, non possiamo chiedere l’impossibile alle persone e alle aziende”.
Il problema dell’azoto in Olanda si protrae da diversi anni. Già nel 2019 un tribunale amministrativo del Paese aveva stabilito che il piano statale per l’azoto non rispettava gli obiettivi dell’Ue. Nel 2023 erano state proposte nuove misure di restrizione, suscitando però un’ondata di protesta degli agricoltori olandesi a causa dell’incertezza sul futuro.
“Ci auguriamo che questa sentenza suoni come un monito anche per il nostro governo visto che il nostro Paese è sottoposto a una procedura di infrazione per il mancato rispetto della direttiva nitrati, dovuta agli eccessivi carichi di azoto che contaminano alcuni territori italiani, provenienti principalmente dagli allevamenti intensivi”, ha commentato Simona Savini di Greenpeace Italia
L’Italia rischia di dover rispondere di fronte alla Corte di giustizia europea e di dover pagare ingenti sanzioni “per non aver protetto adeguatamente le acque e la popolazione dall’inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole”, come si legge nell’ultima lettera inviata all’Italia dalla Commissione europea.
Un piano di azione che vada in questa direzione è sostenuto anche attraverso la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, presentata il marzo scorso da un gruppo di associazioni ambientaliste e animaliste per procedere a un’immediata moratoria sugli allevamenti intensivi e una graduale ma non più rimandabile transizione agroecologica del settore zootecnico.
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