Agli eventi estremi occorre abituarsi, perché non sono più l’eccezione: a spiegarlo è il servizio di monitoraggio climatico europeo Copernicus.
L’UNCED è stata la più grande Conferenza della storia. La Conferenza si è occupata di trovare la soluzione delle questioni ambientali più importanti.
L’UNCED è stata la più grande Conferenza della storia per numero di partecipanti: 183 paesi rappresentati da oltre 10.000 delegati ufficiali, un centinaio fra capi di stato e di governo, 15.000 fra ambientalisti e rappresentanti di organizzazioni non governative esperti, industriali, indios, religiosi, rappresentanti dei movimenti a tutela dei diritti delle donne e giornalisti. Trentamila persone arrivate dai cinque continenti, tutti riuniti a mettere in discussione il futuro dello sviluppo dell’umanità, o meglio delle diverse umanità che lì si sono confrontate, e dell’ambiente.
I veri grandi attori della Conferenza di Rio furono il Nord del mondo, con tutte le sue preoccupazioni per il degrado alla base del suo stesso sviluppo passato e presumibilmente anche futuro e per l’evidente dipendenza da chi possiede le risorse; e il Sud del mondo, con il suo carico di tragedie irrisolte e non risolvibili senza l’aiuto dell’altra metà del mondo, ma anche con la consapevolezza di una nuova importanza nello scacchiere mondiale, importanza da usare, in qualche modo.
Per quanto riguarda i temi discussi e le posizioni assunte, la Conferenza si è occupata di trovare la soluzione delle questioni ambientali più importanti, come quella dell’esaurimento delle risorse, della lotta all’inquinamento, della protezione del patrimonio forestale, marino e della biodiversità naturale e soprattutto del surriscaldamento globale.
Era auspicata la redazione di una serie di documenti che gettassero le basi di un impegno a livello mondiale sulle tematiche sopra esposte e soprattutto la stesura di una Carta della Terra: una sorta di summa dei diritti e doveri ecologici degli Stati e degli individui che valesse, sia pur in forma di “soft law”, a definire l’assetto fondamentale del diritto ambientale internazionale e i principi generali di una sorta di costituzione ecologica mondiale di base per l’ulteriore sviluppo sia del diritto interno che degli ordinamenti interni dei vari Stati in questa materia.
La discussione nelle commissioni, così come era stato nei comitati preparatori, fece risaltare immediatamente che tutti questi propositi erano destinati a rimanere tali. Le posizioni erano diverse, se non contrapposte e gli stessi approcci alla discussione evidenziavano dei punti di vista completamente differenti sulle priorità e gli impegni da affrontare. Si decise pertanto di accontentarsi della composizione di un documento comune su basi minimaliste, che non rappresentasse un vincolo giuridico ma semplicemente una dichiarazione di intenti politici per un futuro ancora da definire.
Dalla Conferenza è infatti uscita non la Carta della Terra ma per l’appunto una dichiarazione, la Dichiarazione di Rio, che in ventisette punti afferma i grandi principi in materia di ambiente e sviluppo, riprendendo e affinando quelli della Dichiarazione di Stoccolma del 16 giugno 1972. E’ sostanzialmente un codice di comportamento etico ambientale per gli Stati, un documento non vincolante per i Paesi firmatari, ma ciononostante di grande importanza perché in grado di fissare principi che possano poi con la prassi diventare principi generali.
L’unico risultato giuridico veramente ascrivibile all’UNCED sono le due Convenzioni approvate al termine della Conferenza, in particolar modo la Convenzione sui cambiamenti climatici…
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