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La proposta di legge approvata dal Parlamento scozzese obbligherebbe il paese a fornire assorbenti e prodotti sanitari gratis a chiunque ne abbia bisogno. Una mossa inclusiva per combattere la period poverty e la discriminazione di genere.
Fornire assorbenti e prodotti per l’igiene mestruale gratis a chiunque ne abbia bisogno. È la proposta di legge approvata questa settimana dal Parlamento della Scozia che darebbe al paese il primato di essere il primo al mondo a farlo.
Il progetto di legge – il Period products (free provision) Scotland bill – è stato accolto con totale approvazione, ricevendo 112 voti a favore, nessun contrario e solo un’astensione, e passando così il primo step dell’iter legislativo (ci sarà poi il secondo, in cui si possono avanzare emendamenti). Proposto dalla parlamentare laburista Monica Lennon, se diventerà finalmente legge, questo imporrebbe al governo – proprio come dovere legale – di assicurare che i prodotti sanitari femminili siano disponibili per chiunque li necessiti, gratuitamente.
Diventerebbe una pietra miliare nel normalizzare le mestruazioni in Scozia e mandare un messaggio alle persone di quanto il Parlamento prenda sul serio il tema della parità di genere. Monica Lennon, parlamentare laburista scozzese
Il paese dovrà quindi avviare un piano per rendere questa cosa possibile, mettendo a disposizione i prodotti per l’igiene mestruale in luoghi pubblici predefiniti, come farmacie, club giovanili, centri di aggregazione, con un investimento stimato di 24,1 milioni di sterline all’anno (28,3 milioni di euro).
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Questa mossa, che si aggiunge a quella già rivoluzionaria del paese di fornire assorbenti gratis a tutte le studentesse (dalla scuola, al liceo all’università) introdotta lo scorso anno, ha l’obiettivo di porre fine alle disuguaglianze di genere combattendo la period poverty, ovvero quella condizione in cui una persona non è in grado di provvedere economicamente ai prodotti necessari durante le mestruazioni.
Perché nel 2020 la carta igienica è considerata una necessità ma i prodotti per le mestruazioni no? Penalizzare economicamente per una funzione naturale del nostro corpo non è equo né giusto. Alison Johnstone, parlamentare scozzese
La period poverty è un fenomeno molto più comune e diffuso di quanto si possa pensare: non si tratta solo dei paesi in via di sviluppo dilaniati da povertà estrema e mancanza di accesso ai prodotti di base, ma anche dell’industrializzato nord del mondo. Ad esempio, secondo uno studio nel Regno Unito una ragazza su dieci (il 10 per cento) non si può permettere i prodotti sanitari di cui avrebbe bisogno ogni mese, 1 su 7 fa fatica a comprarli, ricordando che i prodotti sanitari nel Regno Unito sono tassati al 5 per cento. In Italia, ad esempio, gli assorbenti sono tassati al 22 per cento, il massimo, mentre è stata abbassata l’Iva al 5 per cento per quelli completamente biodegradabili, che sono però poco commercializzati e difficili da trovare.
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Infine, questa decisione andrebbe a toccare anche un altro aspetto della questione: lo stigma legato alle mestruazioni. Ancora oggi in tutto il mondo le mestruazioni sono causa di pregiudizi, esclusione, addirittura violenza. Moltissime ragazze saltano scuola durante quei giorni – metà di quelle intervistate nel Regno Unito lo ha fatto secondo la stessa ricerca – e in alcuni paesi vengono escluse culturalmente o costrette all’isolamento. O, più banalmente, molte ragazze provano vergogna a comprare gli assorbenti ed evitano di parlarne, quindi non informandosi ed educandosi abbastanza a riguardo.
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Si tratta quindi di un passo inclusivo, a livello economico e sociale, che toglierebbe veli ai tabù e alle discriminazioni tradizionalmente radicati per rendere qualcosa di naturale, normale ed equo.
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