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I rinoceronti sono ormai sull’orlo dell’estinzione a causa del bracconaggio. Biologi e conservazionisti le stanno pensando tutte pur di salvare questi animali.
Sono enormi, hanno una pelle tanto spessa da sembrare un’armatura, sfoggiano sul muso un corno straordinario e abitano il pianeta da così tanto tempo che la nostra specie non era neppure scesa dagli alberi. Eppure oggi i giganti stanno scomparendo uno dopo l’altro.
Parliamo dei rinoceronti, grandi erbivori cacciati e fatti a pezzi per via del corno, che la credenza popolare vuole dotato di miracolose proprietà taumaturgiche e che ha raggiunto oggi prezzi stellari, superando perfino il costo della cocaina. Secondo le previsioni dell’associazione Save The Rhino se il tasso di mortalità dei pachidermi non dovesse diminuire in soli 28 anni i rinoceronti bianchi potrebbero estinguersi in natura.
Delle oltre trenta specie che pascolavano sul nostro pianeta più di sessanta milioni di anni fa ne restano solo cinque, due africane e tre asiatiche. Il rinoceronte bianco (Ceratotherium simum), il rinoceronte nero (Diceros bicornis), il rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis), il rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis) e il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus Desmarest). Biologi e conservazionisti sono all’opera per cercare di difendere i rinoceronti ed evitarne l’estinzione, ecco cosa hanno escogitato.
L’idea di inserire un microchip all’interno dei corni degli animali è venuta ad un’organizzazione keniana per la salvaguardia dell’ambiente. In questo modo è possibile seguire il percorso del corno nel caso di uccisione e mutilazione degli animali e risalire ai colpevoli.
Spostare i pachidermi per proteggerli, questo il piano elaborato dalla fondazione Rhinos without borders. Le tecniche per la cattura e il ricollocamento dei rinoceronti sono molto migliorate negli ultimi anni e consentono di spostare gli animali senza causare loro eccessivo stress. Secondo le previsioni nel 2015 la fondazione farà volare cento rinoceronti dal Sudafrica al Botswana, il paese africano con il minor tasso di bracconaggio.
Visto che i corni vengono utilizzati prevalentemente nella medicina tradizionale asiatica i responsabili di una riserva sudafricana hanno pensato di scoraggiare gli acquirenti avvelenando i corni dei rinoceronti. È stato iniettato un veleno antiparassitario e un colorante indelebile rosa nei corni di oltre cento rinoceronti con l’intento di intossicare chi consumerà la polvere dei corni come medicinale.
Delle soluzioni proposte è la più invasiva e la più estrema. Il governo della Namibia ha deciso di tagliare il corno dei rinoceronti che vivono nei suoi parchi nazionali per difenderli dal bracconaggio. Gli animali vengono addormentati, spesso attraverso frecce lanciate da un elicottero, e il corno viene tagliato con una motosega o un seghetto.
Sembra un controsenso e in effetti questa soluzione non è piaciuta alle organizzazioni che si occupano di conservazione. Un gruppo di cacciatori statunitensi ha acquistato dalla Namibia la licenza per uccidere un esemplare di rinoceronte nero affermando che i soldi ricavati dalla vendita della licenza saranno devoluti in programmi di tutela per l’intera specie.
I rinoceronti possono contare su una guardia del corpo di prima scelta: un ex cecchino nella guerra in Iraq. Damien Mander ha abbandonato la carriera militare per difendere gli animali africani istituendo la Fondazione internazionale anti-bracconaggio. Grazie alla sua esperienza militare Mander ha formato e addestrato i ranger per contrastare al meglio i bracconieri.
Rappresenta probabilmente la via più giusta da seguire ma anche la più lunga e complessa. L’elevatissimo valore di mercato del corno di rinoceronte costituisce un movente difficile da contrastare, specialmente in aree caratterizzate da una povertà estrema. Anche gli animali vivi, però, veicolo di ecoturismo, possono rappresentare una fonte di ricchezza per le popolazioni locali. Può essere quindi utile coinvolgere direttamente gli abitanti dei villaggi e farne i primi difensori dei rinoceronti.
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