
La procura di Milano annuncia la chiusura delle indagini che vedono i colossi del petrolio Eni e Shell accusati di corruzione internazionale in Nigeria.
Il governo nigeriano ha annunciato l’avvio della bonifica dell’area, devastata dalle attività petrolifere. Per completarla ci vorranno 30 anni.
Dopo decenni di lotte, morti e battaglie legali, il governo della Nigeria ha annunciato il 2 giugno l’avvio di un gigantesco piano di bonifica del Delta del Niger, devastato dalle attività di estrazione del petrolio. Si tratta di un programma mai attuato prima d’ora, le cui dimensioni possono essere facilmente comprese tenendo presente che ci vorranno tra venticinque e trent’anni per completarlo. Ad un costo stratosferico, stimato in ben un miliardo di dollari.
La decisione della nazione africana rappresenta, di fatto, una vittoria storica per la popolazione locale, che da anni e anni chiede che venga ripulita l’area. Era infatti il 1993 quando il colosso petrolifero Shell si vide costretto ad abbandonare la regione dell’Ogoniland, in seguito ad una sollevazione popolare guidata dall’attivista Ken Saro-Wiwa. Il militante ecologista aveva denunciato infatti i gravi problemi ambientali causati dallo sfruttamento petrolifero nel delta del Niger. Pagando la sua lotta con la vita: due anni dopo, il 10 novembre 1995, veniva ucciso al termine di un processo considerato una farsa da buona parte della comunità internazionale.
Niger delta oil spill clean-up launched – but could take quarter of a century https://t.co/FiMBcTL8QV
— The Guardian (@guardian) 1 giugno 2016
Le multinazionali che sfruttano il petrolio presente nell’area, tuttavia, per decenni hanno negato le proprie responsabilità, indicando piuttosto nei sabotaggi alle infrastrutture (effettuati da alcuni gruppi ribelli) la vera causa dell’inquinamento che ha devastato l’ecosistema del Delta. All’inizio del 2015, però, la stessa Shell è stata condannata da una corte britannica a versare 55 milioni di sterline, pari a circa 84 milioni di dollari, a titolo di risarcimento agli oltre 15.600 pescatori Ogoni della comunità di Bodo, per le sole fughe di greggio avvenute tra il 2008 e il 2009.
NIGER DELTA AVENGERS: We just blew up 2 Chevron oil wells https://t.co/W0juoGJciD pic.twitter.com/6MwrvlRxNR
— Business Insider (@businessinsider) 2 giugno 2016
Ciò nonostante, nell’area la rabbia non si è placata. Gruppi armati, autoproclamatisi “vendicatori del Delta del Niger” hanno attaccato ripetutamente alcune installazioni, provocando ingenti danni.
Ieri un rappresentante di Shell Nigeria, Osagie Okunbor, ha affermato la propria intenzione di partecipare alla bonifica dell’Ogoniland. Tuttavia, secondo Ledum Mitee, vecchio leader del Movimento di Saro-Wiwa per la Sopravvivenza dei popoli Ogoni (Mosop), lo sforzo annunciato dal governo non sarà sufficiente. Parlando all’agenzia Afp ha infatti spiegato che occorre “una presa di coscienza più ampia per rispondere ai problemi di marginalizzazione, di sottosviluppo e di sfruttamento economico della regione”.
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Ken Saro-Wiwa, militante ecologista, si batté contro la multinazionale petrolifera Shell. La storia gli ha dato ragione: la sua terra, oggi, è devastata.
La compagnia petrolifera Royal Dutch Shell verserà 55 milioni di sterline, pari a circa 84 milioni di dollari a titolo di risarcimento agli oltre 15.600 pescatori Ogoni della comunità di Bodo, sul delta del Niger, danneggiati dalle due fuoriuscite di greggio avvenute tra il 2008 e il 2009. Shell inizialmente aveva ammesso lo sversamento
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