La Francia ha approvato la legge che limita l’utilizzo di Pfas, dannosi per la nostra salute, in molti settori.
La società chimica 3M pagherà 10 miliardi di dollari per eliminare i Pfas dalle acque
La società chimica americana dovrà sborsare 10 miliardi di dollari per risanare le acque contaminate dai suoi Pfas. Ma la bonifica costerà molto di più.
- Negli Usa, il colosso chimico 3M pagherà 10 miliardi di dollari per sanare le acque contaminate dai Pfas.
- Secondo le analisi, però, il costo della bonifica sarà ben maggiore.
- Diversi studi si stanno concentrando su come eliminare gli Pfas dall’ambiente.
All’inizio gli Pfas sembravano una buona idea. Il teflon ha reso le pentole più facili da pulire già a partire dagli anni Quaranta, le giacche sono più impermeabili e i tappeti resistenti alle macchie. Gli involucri alimentari, la schiuma antincendio, persino i trucchi sembravano migliori quando venivano addizionati con sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche.
Poi i test hanno iniziato a rilevare Pfas dappertutto: nel sangue delle persone, nei suoli, nell’acqua potabile e persino nella polvere. Oggi ci sono oltre 9mila tipi di Pfas diversi e le ultime ricerche scientifiche suggeriscono che tracce di queste sostanze si trovano nel 98 per cento degli americani e in almeno 17mila siti in Europa contaminati per sempre. Questi prodotti chimici, non a caso chiamati forever chemicals in quanto non si decompongono in natura, sono associati a problemi di salute di svariata natura, tra cui malattie della tiroide, danni al fegato, cancro ai reni e ai testicoli.
3M non ammette le sue responsabilità sugli Pfas
Negli anni numerose iniziative legali sono state intentate contro le multinazionali dell’industria chimica. L’ultima riguarda il colosso americano 3M, che il 22 giugno 2023 ha annunciato di aver stabilito il valore del risarcimento verso i fornitori di acqua pubblica negli Usa: un accordo che vale 10,3 miliardi di dollari, da spendere in test e trattamento delle acque.
In base all’accordo, 3M pagherà la somma in 13 anni a tutte le città, contee e villaggi colpite per testare e ripulire le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche nelle forniture idriche pubbliche. Ma la società sta anche affrontando circa 4.000 azioni legali da parte di stati, enti locali e privati cittadini per la contaminazione da Pfas. Eppure, 3M non ha ammesso alcuna responsabilità e la sanificazione delle acque è un processo che potrebbe valere molto di più del risarcimento stabilito.
Come si possono eliminare gli Pfas?
3M ha annunciato che interromperà la produzione di Pfas dal 2025. Nel frattempo, la domanda che sorge spontanea è: come si eliminano gli Pfas dall’ambiente? A questa domanda prova a rispondere il sito americano The Conversation, che ha intervistato il biochimico A. Daniel Jones e lo scienziato del suolo Hui Li che lavorano entrambi all’università statale del Michigan.
Per Jones e Li esistono due vie attraverso le quali i Pfas entrano in contatto con l’uomo: l’acqua potabile e il cibo. Per quanto riguarda il cibo, ne sappiamo ancora poco: studi in corso hanno dimostrato che l’uomo potrebbe assimilare Pfas attraverso la carne di vitello, perché questi animali bevono acqua contaminata.
È proprio sull’acqua contaminata che si stanno concentrando gli studi. Per eliminare gli Pfas ci sono diversi modi, ma pochi di questi sono sostenibili dal punto di vista economico. La prima modalità è bruciare gli elementi chimici: per questo bisogna separare l’acqua dai contaminanti e poi incenerirli. Ma la complessità del procedimento e le alte temperature da raggiungere (1500 gradi) fanno sì che un impianto costi oltre 3 milioni di dollari per ottenere dei risultati ancora parziali.
Altri metodi prevedono la supercritical water oxidation, attraverso cui le alte temperature e la pressione cambiano lo stato dell’acqua in modo da annientare i contaminanti, oppure ancora c’è chi lavora su reattori al plasma che usano acqua, elettricità e gas argon per eliminare gli Pfas. È un metodo molto veloce ma ancora poco “scalabile”.
Accordi con altre tre grandi aziende chimiche
Intanto che le tecnologie si mettano al passo, è necessario non peggiorare la situazione, introducendo nuovi Pfas nell’ambiente. La prevenzione è, quindi, il primo passo da compiere.
Una mano in questo processo ce la può dare la giustizia: altre tre grandi aziende chimiche – Chemours Co, DuPont e Corteva – hanno annunciato all’inizio di questo mese di aver raggiunto un accordo del valore di 1,19 miliardi di dollari per rimediare alla contaminazione dei sistemi idrici pubblici statunitensi.
3M deve affrontare anche diverse cause legali per danni a risorse naturali come fiumi e laghi. Nessuna fonte di approvvigionamento naturale, infatti, è per ora rientrata negli accordi di risarcimento ma è necessario tutelare anche queste.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Greenpeace ha esaminato quasi 4mila analisi sull’acqua ad uso potabile potabile condotte in Lombardia dal 2018 in poi: il 18,9 per cento rileva i Pfas.
ClientEarth ed Eeb fanno il punto a un anno dall’introduzione del piano europeo per vietare settemila sostanze pericolose: c’è ancora molto da fare.
Uno studio rivela i danni dell’esposizione delle donne incinte ad un cocktail di sostanze comuni. Con conseguenze sullo sviluppo cerebrale dei bambini.
A giugno parte della rete idrica dell’alessandrino è stata chiusa perché inquinata da sostanze dannose per la salute e per l’ambiente. Le stesse usate dall’azienda chimica Solvay.
Dopo lo stop per coronavirus si torna in aula per continuare la fase preliminare del processo sul più grande inquinamento idrico d’Europa, l’avvelenamento da Pfas di un terzo del Veneto.
Per decenni le acque della seconda falda più grande d’Europa, in Veneto, sono state inquinate con sostanze chimiche, gli Pfas. Un disastro ambientale che ha messo a rischio la salute di un’intera regione e centinaia di migliaia di persone. Finalmente, ha inizio il processo ai responsabili.
Una recente spedizione di Greenpeace in Antartide ha evidenziato la presenza di microplastiche e altre sostanze chimiche in mare e nella neve.
Siamo nella valle dell’Agno; a un estremo c’è Valdagno, all’altro Montecchio Maggiore; in mezzo c’è Trissino, dove c’è una fabbrica, la Miteni, che pare che gli Pfas li abbia fatti finire in acqua per quarant’anni. Pochi chilometri più a sud c’è Arzignano, una puzza tremenda anche solo a passare in auto davanti alle sue concerie,