L’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi – ovvero non oltrepassare la soglia degli 1,5 gradi centigradi di aumento della temperatura media globale sulla superficie delle terre emerse e degli oceani rispetto ai livelli pre-industriali – è ormai, di fatto, fuori portata. A confermarlo è un nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), secondo il quale già nei prossimi anni il limite verrà inevitabilmente superato. I governi di tutto il mondo, infatti, non sono stati in grado di agire in maniera sufficiente per mitigare i cambiamenti climatici, nonostante gli allarmi della comunità scientifica.
The planet will keep getting hotter, even with ongoing efforts to slow the temperature rise. But choices exist.
Every fraction of a degree prevented, and every year by which the overshoot period is shortened, will save lives, protect ecosystems, and reduce economic losses.… pic.twitter.com/SMZwAtZl5p
Quest’ultima, d’altra parte, aveva già allertato un anno fa sul fatto che non sarà più possibile mantenere il riscaldamento globale entro quella che era stata indicata come una sorta di “soglia di sicurezza”. Al di là della quale gli impatti in termini di eventi meteorologici estremi saranno infinitamente più gravi di quelli attuali. Tuttavia, lo stesso Unep spiega che resta possibile impegnarsi su una traiettoria che permetta di ritornare il prima possibile al di sotto della soglia fissata.
La proposta dell’Unep sul clima: “Un superamento, un picco e un declino”
Il rapporto identifica in questo senso un percorso che comporti “un superamento, un picco e un declino”, considerato “la migliore opzione che rimane per ridurre al minimo l’ampiezza e la durata di tale superamento e tentare di tornare il più presto possibile entro la soglia degli 1,5 gradi”.
La traiettoria indicata punta ad agire sulla mitigazione dei cambiamenti climatici, limitando le emissioni di gas ad effetto serra e raggiungendo prima possibile la carbon neutrality, ovvero l’azzeramento delle emissioni nette. Attraverso tutti i mezzi possibili. Al contempo, si popone un piano di adattamento “destinato a ridurre la vulnerabilità delle società, delle comunità e delle economie di fronte agli impatti attuali, a quelli prevedibili e a quelli imprevedibili”.
Il rapporto sottolinea e ammette però che “esistono dei limiti all’adattamento”. Sarà infatti pressoché impossibile rendere, ad esempio, vivibili le grandi città se le temperature estive saliranno a 50 gradi centigradi. Alcuni impatti sono infatti “irreversibili”, ricorda ancora l’Unep, “in particolare se il picco del riscaldamento globale non sarà sufficientemente limitato”.
Il rapporto ammette i limiti dell’adattamento ai cambiamenti climatici
“Le ondate di caldo, gli incendi forestali catastrofici e le inondazioni mortali osservate sono solo un avvertimento di ciò che ci attende. Dobbiamo rendere il superamento della soglia degli 1,5 gradi il più breve possibile. Ciò esige che ad essere superato sia anche il grado di ambizione”, ha commentato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.
“The fight for 1.5 degrees is the fight for humanity,” UN Secretary-General António Guterres warns.
A new @UNEP report says the world must double down on action now to avoid an oncoming climate catastrophe.https://t.co/IDE6XVBFIh
“Se rimarremo al di sopra del limite indicato, non esiste alcuno scenario favorevole – gli ha fatto eco Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep -. Ovunque nel mondo, le ondate di caldo estremo mostrano già che le conseguenze si manifesteranno più rapidamente, colpiranno più duramente e dureranno più a lungo. Il prezzo da pagare sarà perdite di vite umane, e sconvolgimenti profondi”.
Inger Andersen: “Se rimarremo oltre gli 1,5 gradi non esiste alcuno scenario favorevole”
Per questo, prosegue Andersen, “è giunto il momento di intensificare i nostri sforzi. Possiamo, e dobbiamo, imboccare la strada giusta riducendo le emissioni di gas a effetto serra, rafforzando la resilienza e l’adattamento e assicurandoci che qualsiasi superamento della soglia di 1,5 gradi sia il più limitato e il più breve possibile”. Altrimenti, il rischio è di superare dei punti di non ritorno, come nel caso della destabilizzazione delle calotte glaciali o del blocco della corrente Amoc che regola il clima del Pianeta.
Concretamente, lo scenario meno grave prevede che si raggiunga un picco di +1,8 gradi centigradi di riscaldamento globale rispetto a prima che l’umanità cominciasse a bruciare in modo massiccio carbone, petrolio e gas, alla metà dell’Ottocento. Tutti gli altri scenari possibili sono però molto più pessimisti. E, ricorda ancora l’Unep, “ogni decimo di grado supplementare intensifica gli impatti, aggrava i fenomeni meteorologici estremi, il degrado degli ecosistemi, la sommersione di nazioni insulari e di zone costiere, i danni per la salute umana, per la sicurezza alimentare, per le risorse idriche, la natura, le città, le infrastrutture e le economie”.
La situazione, in altre parole, è drammatica. Occorre limitare il più possibile le emissioni, agire sulle produzioni, scegliere cosa è davvero necessario ancora utilizzare e cosa no, a partire dalle attività più energivore.
Nel 2020 il coronavirus ha fatto calare del 7 per cento le emissioni, ma questo avrà un impatto marginale sul riscaldamento globale. Per invertire la rotta serve la volontà politica.
Gli studi più recenti sul riscaldamento globale fotografano una realtà preoccupante. Ancor più di quanto previsto dal Quinto rapporto dell’Ipcc del 2014.