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Importare trofei di caccia negli Stati Uniti sarà legale. O almeno, lo sarà in determinati casi. Sembra una notizia vecchia: non lo è.
Le richieste di importazione di trofei di caccia da Zimbabwe, Zambia, Tanzania, Sudafrica, Botswana e Namibia saranno valutate caso per caso per quanto riguarda i resti di elefanti, leoni e bontebok, una specie di antilope. Lo ha stabilito il dipartimento di Pesca e fauna selvatica (Fish and wildlife service, Fws) degli Stati Uniti, nonostante le proteste dell’opinione pubblica mondiale, nonostante il presidente Donald Trump abbia detto di non volere “elefanti uccisi e imbalsamati nel suo paese”.
Se l’uccisione avviene in una riserva autorizzata, nel rispetto delle normative e allo scopo della conservazione delle specie, il trofeo può essere legalmente importato negli States. A novembre l’Fws aveva tentato di legalizzare l’importazione di resti di elefante da Zimbabwe e Zambia, calpestando il divieto introdotto da Barack Obama. Viste le svariate reazioni negative, tra cui quelle di celebrità come l’attore Leonardo DiCaprio, Trump aveva bloccato la decisione, aggiungendo che “sarebbe stato molto difficile per lui credere che un simile show dell’orrore potesse aiutare la conservazione degli elefanti o di qualunque altro animale”.
Big-game trophy decision will be announced next week but will be very hard pressed to change my mind that this horror show in any way helps conservation of Elephants or any other animal.
— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 19 novembre 2017
Il nuovo provvedimento, però, non solo contraddice le parole del presidente, ma aumenta il numero di specie e di paesi coinvolti. A quanto pare la mossa è dipesa da una sentenza della Corte d’appello del distretto di Columbia che dà ragione a Safari club international, l’associazione che riunisce i cacciatori, e alla National rifle association, che tutela i diritti dei possessori di armi. Le due organizzazioni hanno fatto causa all’Fws accusandolo di aver applicato il bando voluto da Obama senza seguire le procedure obbligatorie, inclusa la mancata apertura della decisione al commento pubblico.
“Siamo rimasti sorpresi come chiunque altro in seguito all’annuncio, ma pensiamo sia un passo positivo”, ha detto il direttore esecutivo di Safari club international, Richard Parsons. “Per quanto alcune persone non amino la caccia, nel sud dell’Africa funziona ed è molto positiva per la conservazione della fauna selvatica”. I cacciatori sono soliti dire che i soldi che pagano per accedere alle riserve servono alle popolazioni locali per salvaguardare le specie.
“È una scusa bella e buona, se mi dicessero vado in Africa perché mi piace ammazzare gli animali, preferirei”, è invece il parere di Andrea Crosta, co-fondatore dell’organizzazione Elephant action league. “I soldi finiscono nelle tasche del governo, sotto forma di mazzette, e in quelle dei proprietari delle riserve di caccia”. A novembre la maggior parte dell’opinione pubblica era d’accordo con Crosta, ma soprattutto ha dimostrato di avere un grande potere nell’influenzare le decisioni politiche. Speriamo che anche questa volta si faccia sentire.
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