
Il rapporto annuale dell’agenzia Irena indica che il 92,5 per cento dei nuovi impianti installati nel 2024 è legato alle fonti rinnovabili.
La forte opposizione delle comunità locali contro una centrale a carbone ha portato a una lunga battaglia. I giudici hanno dato ragione ai cittadini.
È una vittoria storica quella che è riuscita ad ottenere una comunità locale della Turchia che da decenni si batte contro una centrale a carbone nella città di Izmir, ovvero in uno dei luoghi più inquinati della nazione euro-asiatica. Un tribunale amministrativo ha dichiarato non conforme la valutazione di impatto ambientale che fu approvata nel 2010 e consentì, quattro anni più tardi, l’entrata in servizio del sito.
Le comunità locali avviarono la battaglia legale immediatamente dopo il via libera, impugnando il documento. Grazie alla sentenza, secondo quanto riportato dalla divisione turca dell’associazione 350.org, la centrale non potrà restare operativa finché non sarà effettuata ed approvata una nuova valutazione. Bahadir Doguturk, attivista dell’Iniziativa contro i combustibili fossili, ha immediatamente lanciato un appello al governo locale di Izmir: “Questa sentenza rappresenta una significativa vittoria giudiziaria. La nostra zona è già afflitta da tassi di inquinamento che superano i limiti legali, dovuti alla presenza di numerosi siti che sfruttano le fonti fossili, come è stato riconosciuto anche nella decisione della corte. Le autorità devono smettere di concedere permessi a nuovi progetti come questo: questa area dovrebbe al contrario avviare un processo di bonifica. Dobbiamo sollevarci contro le energie fossili e farlo per le generazioni future».
350.org ha ricordato quale sia il pesante impatto in termini ambientali della centrale, la cui capacità è di 350 MW e che per funzionare deve bruciare 1.060 tonnellate di carbone ogni anno. Il sito è responsabile infatti di emissioni di CO2 diperse nell’atmosfera pari a 2,5 milioni di tonnellate, alle quali si aggiungono l’utilizzo di 400mila metri cubi di acqua raccolta nel mar Egeo per il raffreddamento e lo sversamento di altri 160mila metri cubi in un fiume nei pressi del sito di produzione.
La vittoria di Izmir segue inoltre quella ottenuta nello scorso mese di dicembre ad Aliaga. In quel caso la centrale in questione presentava una capacità di 800 MW: secondo l’avvocato Diler Bosut, che ha seguito entrambe le cause, si tratta di una vittoria su tutta la linea: «Ora non resta che aspettare la sospensione delle licenze». Ma la battaglia è lontana dal terminare. Cansin Leylim, di 350.org, ha ricordato che in Turchia sono più di 70 i progetti di centrali a carbone. «La cancellazione di queste valutazioni di impatto ambientale è una vittoria per tutti, ma occorre combattere gli altri cantieri. Le sentenze ci dicono che la Turchia dovrebbe puntare ad una transizione energetica, abbandonando le pagine più sporche della sua storia ed entrando finalmente nell’era post-fonti fossili».
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